«A SHORT HISTORY OF DECAY - John Murry» la recensione di Rockol

John Murry - A SHORT HISTORY OF DECAY - la recensione

Recensione del 17 ago 2017 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

"Cosa succede quando fai un disco che tutti definiscono 'geniale', ma ti ritrovi senza un soldo, in esilio, e senza chi ami davvero?"

The graceless age” di John Murry, era davvero un disco geniale. dopo 4 anni lo ascolto regolarmente; continuo a reputarlo una delle più strazianti, profonde e originali prove di cantautorato rock che abbia sentito negli ultimi tempi. La storia di un’autodistruzione, e di una rinascita, raccontate magistralmente.

Ho seguito anche John Murry dopo, vedendo i suoi post su Facebook, assistendo ad una piccola storia di decadenza: qualche pubblicazione sparuta, un paio di EP, il trasferimento in Irlanda, concerti in posti piccolissimi. Un artista con un mezzo capolavori alle spalle che esponeva - inconsapevolmente o meno - le sue difficoltà. L’opposto di chi usa i social solo per vedere quanto è figo. Quando mi è arrivato questo disco in redazione avevo perso le tracce di John Murry: era un po’ che non guardavo la sua pagina. Come capita con certi vecchi amici che sono un po’ persi nel loro mondo e nelle loro difficoltà, come lo siamo tutti in fondo. Sono contento di ritrovarlo in forma. 

Quella piccola storia di decadenza artistica ed umana è diventata “A short history of decay", un altro stupendo album. Murry è tornato dall’esilio nella sua patria statunitense, ha lavorato sulle sue radici culturali (è stato adottato dalla famiglia del grande scrittore William Faulkner) e ha trovato un nuovo mentore. Dopo il compianto  Tim Mooney degli American Music Club, ha lavorato con Michael Timmins dei Cowboy Junkies, un’altra istituzione del roots rock nord americano.

La poetica di Murry è quella di un cantautorato rock che sta tra Tom Waits e Springsteen, per la voce roca e cartavetrata. Si discosta, per arrangiamenti e suoni cupi e mai banali, da quello che si sente in giro. Era una delle due forze di “The graceless age” ed è una delle due forze di “A short history of the decay” - Timmins ha fatto un lavoro superbo, tra il rock “Defacing sunday bullets” e le atmosfere più intime di “Come five & twenty", per citare due opposti.
L’altra forza è quello che oggi va di moda definire “storytelling”: il modo di raccontare e raccontarsi senza sconti: Murry è un “Wrong man”, come si definisce in uno dei brani centrali del disco, e ha un’altra storia da raccontare.

Non è un disco facile, sia chiaro: Murry non fa sconti a se stesso, e neanche all'ascoltatore. Ma se vi piace il genere, e gli dedicherete l'attenzione che merita, sarà come bere una bottiglia di vino con qualcuno che non vedi da tempo, o come scoprire un nuovo amico un po' matto che ha sempre una storia da raccontare.

TRACKLIST

01. Silver or Lead (05:01)
02. Under a Darker Moon (03:04)
03. Wrong Man (04:02)
04. Defacing Sunday Bulletins (03:03)
05. When God Walks In (03:59)
06. Come Five & Twenty (03:40)
07. One Day (You'll Die) (04:08)
08. Countess Lola's Blues (All in This Together) (04:16)
09. Miss Magdalene (03:53)
10. What Jail Is Like (05:32)
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