«BAREFOOT IN THE HEAD - Chris Robinson Brotherhood» la recensione di Rockol

La vita dopo i Black Crowes: l'inguaribile fricchettone Chris Robinson al quinto album dei suoi Brotherhood.

Il nuovo album per la fratellanza Chris Robinson Brotherhood. Fuori dal tempo, tra sole, amore cosmico e un'inedita vena romantica

Recensione del 04 ago 2017 a cura di Marco Di Milia

La recensione

È inarrestabile la fratellanza unita da Chris Robinson. Un nuovo album di inediti che arriva in piena estate e, per di più, nello stesso anno in cui ha già dato alle stampe un EP, “If you lived here, you would be home by now” che fa il paio con il disco di studio del 2016, “Anyway you love, we know how you feel” e a una manciata di mesi dal nuovo live della serie “Betty’s blends”, curato dalla storica ingegnere del suono dei Grateful Dead, Betty Cantor-Jackson. Sarebbe in effetti un'impresa ingabbiare i CRB nella moderna fruizione della musica, essendo la loro così poco incline a farsi carico dello spirito del tempo presente. Perché da quando Chris Robinson si è dato anima e corpo alla sua nuova creatura, ha preso le distanze da costrizioni e imposizioni di sorta, lasciando che l’ispirazione della sua adottiva California facesse il resto. 

E a quanto pare anche questa volta le vette della costa e l’aria del Pacifico di forza creativa all’ex voce dei Black Crowes ne ha data eccome, perché il nuovo lavoro, dal titolo “Barefoot in the head”, risulta una delle opere più a fuoco di Chris Robinson e sodali. Ebbene, cosa c’è davvero di nuovo nell’ultima fatica dei cinque musicisti riuniti sotto l’egida della Brotherhood? Probabilmente il disco non stupirà per la sua carica rivoluzionaria, anche se il tipico sound del gruppo, naturalmente votato alla psichedelia si completa adesso di una nuova vena romantica e di un rivitalizzato turgore funky. Più maliziosamente sornione, ma anche ancora più rilassato del passato.

Che sia stato realizzato durante uno dei suoi relax cosmici da incallito fricchettone o da un definitivo affrancamento dai propri fantasmi poco importa, Chris Robinson si dimostra ancora una volta un guru illuminato e dirige i suoi su terreni a loro assolutamente congeniali, ricreando con una naturalezza del tutto fuori dal tempo lo spirito di una California antica, quella battuta dal sole e illuminata dagli slogan del “peace and love”. 

“Barefoot in the head” è il quinto album della formazione, progetto messo in piedi prima ancora dell’addio definitivo alle scene da parte dei Black Crowes e diventato, nel corso degli anni, la principale occupazione di Robinson. Le vecchie vibrazioni di pace e amore sono sempre in prima linea, ma queste volta sembra che Chris si sia riappropriato anche di quel tocco leggero che suonava ai tempi di “Lions” col fratello Rich. Mai come in questo caso, le tracce risultano ricche di suggestioni morbide e diverse, dove la chitarra di Neal Casal offre spesso spazio libero alle tastiere duttili dell’altro corvo della compagnia, Adam MacDougal, che qui si appropria come mai aveva fatto in precedenza della tessitura delle canzoni. Mettendo da parte le suite lunghe e ipnotiche, la timbrica calda di Chris Robinson si misura ora coi languori di “She shares my blanket” e “Blonde light of the morning”, fino a quelli più intimisti di “If you had a heart to break”.

Sono infatti le atmosfere acustiche e assolate a dettare la marcia al viaggio del nuovo disco, con uno stile che richiama da vicino i Quicksilver Messanger Service di “Happy trails” ma anche le ambientazioni rurali di “Harvest” di Neil Young. Brani dall’energia sciamanica come “Glow”, impreziosito dal contributo al sarod indiano di Alam Khan, e la ritmata “Blue star woman” convivono in un album assolutamente serafico, libero di respirare in ogni direzione il grande ciclo dell’Americana. Ancora una volta, non ci sono fuochi d’artificio o innovazioni fulminanti in una band che si evolve ma resta sempre fedele a se stessa, al pari del suo uomo simbolo, a metà strada fra il vecchio hippie nostalgico e il santone illuminato. Reduce soddisfatto di seguire sempre e solo la propria strada, quella delle vibrazioni positive e dell’amore cosmico.

TRACKLIST

01. Behold the Seer (04:22)
02. She Shares My Blanket (04:24)
03. Hark, The Herald Hermit Speaks (04:47)
04. Blonde Light of Morning (04:03)
05. Dog Eat Sun (03:06)
06. Blue Star Woman (04:59)
09. Glow (04:50)
10. Good to Know (04:53)
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