Mèsa: leggi qui la recensione di "Mèsa"

Cinque pezzi a cavallo tra il rock e il pop, molto melodici, chiamati ad impostare la cifra stilistica della giovane cantautrice.

Recensione del 22 giu 2017 a cura di Marco Jeannin

Voto 7/10

Federica Messa, in arte Mèsa, è una cantautrice romana classe 1991. 1991, anno di uscita di “Nevermind”, disco che Federica ascolta e che la aiuta ad entrare nel mondo della musica: studia chitarra e scrive canzoni, inizialmente dal taglio più alternativo per poi approdare a lidi più folk. Il cantato in inglese è una scelta quasi naturale, come naturale la gavetta in diverse band della capitale, il successivo abbandono di queste band e, infine, quello della lingua inglese. Oggi Federica viaggia da sola, canta in italiano e fa un pop rock piuttosto elegante, molto delicato, che ricorda parecchio i primi lavori di Levante, tanto per intenderci. 

A fine 2016 registra a Roma il suo primo EP, supportata da una backing band composta da Enrico Bertocci, Eugenio Carreri, Alessandro Palermo, Claudia Nanni e Lorenzo Palladino. Entra in studio alle Officine Zero dove si mette al lavoro con Nicola d’Amati e Maurizio Lollobrigida sui cinque pezzi che andranno a comporre il suo primo disco. “Mèsa” esce ad inizio 2017 ma ho avuto occasione di recuperarlo sono in questo periodo; l’ho trovato un disco piacevole all’ascolto, molto morbido e, come già dicevo, elegante. “La colpa” e “Un nome alle cose” rendono le idee chiare già in partenza: le chitarre tessono una bella melodia e lavorano di arpeggio andando a tessere un bel tappeto sonoro su cui la voce di Federica, il vero plus del disco, si impasta molto bene. “Un nome alle cose” richiama qualcosa dei primi Radiohead del periodo “Pablo Honey” e “The Bends”, il ché mi riporta a ragionare nuovamente sugli ascolti anni Novanta che hanno contribuito a formare il gusto musicale di Mèsa. “Cose vere” in questo senso è una buona conferma, con quel bridge che effettivamente fa un po’ “High & Dry”. La ballad agrodolce “Morto a galla”, dove si sente anche un po’ di Cristina Donà, la regina dell’indie italiano, porta poi al finale di “Tutto”, pezzo registrato live in studio che fa la parte del contenuto extra, il genere di canzoni che una volta trovavamo sul lato B dei singoli. 

Tutto sommato una buona prova per una cantautrice che partita con il piede giusto. 

Tracklist

01. La Colpa (04:05)
02. Un Nome alle Cose (03:26)
03. Cose Vere (04:35)
04. Morto a Galla (04:51)
05. Tutto - Live in studio (04:58)

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