«OK COMPUTER OKNOTOK 1997 2017 - Radiohead» la recensione di Rockol

I 20 anni di "Ok computer" in una ristampa con inediti e rarità

Ok? Not ok? Anche i Radiohead cedono alla ristampa con bonus, per celebrare (giustamente) il loro disco più amato

Recensione del 22 giu 2017 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Alla fine hanno ceduto anche loro: il gruppo che più ha sovvertito le regole della distribuzione e della gestione del proprio catalogo discografico cura direttamente e pubblica una ristampa espansa di un disco. “Ok computer” viene celebrato 20 anni dopo con “OkNotOk”:  doppio CD con l’album in versione rimasterizzata, tre inediti, e rarità del periodo. Insomma: quello che normalmente fanno tutte le band storiche. Solo che i Radiohead non sono normali, di solito.

Negli ultimi tempi sul tema delle ristampe c’è stato un po’ di dibattito, suscitato più che altro da alcune operazioni estreme: il box sul ’64-’65 di Dylan (con ogni “take" mai registrata dei brani di “Higway 61 revisited”), la mega versione espansa di “Sgt. Pepper”, o “Exodus” che addirittura è stato rimixato e cambiato dal figlio di Marley. “Se certa roba non è stata pubblicata c’è una ragione: non funzionava”, ci ha raccontato Warren Ellis, giustificando la scelta opposta di Nick Cave e dei Bad Seeds di non fare ristampe, ma solo un greatest hits.

Ma se si fanno queste operazioni, un motivo c’è, e non è solo un’operazione discografica. E’ la celebrazione di un disco, un riconoscimento dell suo valore culturale. E questo si fa anche spiegando il processo creativo che ha portato a quel capolavoro. Poi si può discutere su come una ristampa venga fatta, ma se c’è un disco che ha segnato un’era, che ha avuto una rilevanza fondamentale nella storia del rock e non solo, è “Ok computer” - ve ne parliamo qua, nel nostro speciale. 

Quindi è una pubblicazione doverosa, pur da una band che non ha mai fatto operazioni di questo tipo: in passato sono uscite delle versioni espanse (con le canzoni uscite CD singoli) curate dalla EMI, senza il consenso della band. L’anno scorso, dopo che il gruppo ha riscattato i diritti del catalogo dalla EMI, si è limitata a ristampe in vinile con la XL  - che gestisce anche “OkNotOk”, ma nulla più.

Andiamo per ordine, quindi. Questa ristampa contiene la versione rimasterizzata del disco e un secondo CD con 11 canzoni.  

Di queste, 8 sono già note: sono i lati B del periodo: 6 vennero raccolti nell’EP “Airbag / How Am I Driving?”, mentre “Lull” fu pubblicata sul CD-singolo di “Karma police” e “How I made millions” su quello di “No surprises”. Pur essendo da sempre un consumatore ossessivi di lati-b, outtakes e inediti della band che amo, al tempo non mi colpirono più di tanto, non come quelli di altri album capolavoro che ho amato. Si tratta di un ricordo emotivo, non razionale, e personale, sia chiaro. 

E riascoltandole oggi, mi rendo conto che quel ricordo è vero, ma solo in parte: perché “Lull” è una bella canzone basata su voce chitarra così come “A reminder”. “Pearly" “Palo alto” sono rock dritti, altri sono abbozzi o esperimenti non del tutto conclusi, come “Melatonin" o “Meeting in the aisle”(il primo strumentale mai pubblicato dalla band). "Polyethylene (Parts 1 & 2)", nella seconda parte è forse l’unico lato-b degno del disco, del suo stile e del suo livello sonoro. 

Discorso diverso per i tre inediti, che da soli valgono la ristampa. I fan li conoscono bene, perché sono state occasionalmente suonate dal vivo. “I promise” è una ballata delicata su un ritmo marziale: il gruppo l’ha pure messa in scaletta in questo tour. “Man of war” è una ballata inquietante sul modello di “Lucky”, forse troppo poco inquietante per stare su “Ok computer”. E “Lift”, il sacro graal del fan: una power ballad basata sull’alternanza di pieno vuoto che se usata in un certo modo sarebbe potuta diventare un mega-singolo, perfetta per le radio e le TV di quel periodo, che erano avvezze a queste sonorità. La versione di studio è simile a quella suonata raramente dal vivo, nonostante i Radiohead abbiano detto di averne incise diverse, e di averla scartata proprio per evitare di dare una hit in mano a produttori e discografici.

Tutte e tre le canzoni (e anche i lati b) raccontano a modo loro l’enorme lavoro sul disco, non solo sui suoni, ma anche sulla selezione dei brani. Un disco perfetto così com’è stato pubblicato, che poteva e doveva permettersi di lasciare fuori brani come questi per avere un’identità. Ma allo stesso tempo, questa ristampa offre, non solo ai fan uno sguardo necessario e utile sul modo in cui è stato concepito uno dei più importanti album degli ultimi decenni.

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