«TROUBLE MAKER (DELUXE EDITION) - Rancid» la recensione di Rockol

I Rancid sono sempre più Rancid

Un disco alla ricerca del sound originario dei Rancid, fra punk, rabbia, esuberanza e voglia di cambiare il mondo... e niente divagazioni!

Recensione del 17 giu 2017 a cura di Andrea Valentini

La recensione

Ne è passata di acqua sotto ai ponti da quando i Rancid debuttarono, nel 1993, con l’album “Let’s Go”, che diede una vera scossa – con un diretto al volto fatto di punk rock affilato – in un momento in cui il punk era in procinto di esplodere nuovamente sulla scena mondiale. E con questo nuovo (il nono) lavoro in studio la band degli ex Operation Ivy Tim Armstrong e Matt Freeman sembra continuare il tentativo di recupero del proprio sound delle origini, dimenticando le oscillazioni ondivaghe verso territori troppo ska o reggae che hanno contraddistinto alcuni momenti della loro carriera.

Insomma, come già i colleghi/amici Bad Religion (con una storia ancora più lunga e articolata alle spalle e un nome che è in pratica leggenda), anche i Rancid si sono assestati – almeno pare – definitivamente su un sound che è il loro e lo offrono, ormai da qualche anno, in dischi che li vedono proporre la musica che meglio sanno fare: il punk rock energico, ficcante, coinvolgente, un po’ clashiano (con piccoli tocchi motorheadiani a ben ascoltare) e molto molto californiano.

“Trouble Maker”, quindi, continua la tradizione, con una sventagliata di brani – l’opener “Fast Track” dura meno di un minuto ed è una specie di fucilata punk quasi hardcore che nulla concede a melodia e attitudine commerciale – che non deluderanno chi nel punk cerca ancora rabbia e irruenza. Non mancano gli episodi più orecchiabili, ma sempre marinati nel vetriolo, per cui i riff e giretti di chitarra che facilmente si fanno canticchiare sono arrangiati in brani spigolosi che fanno sì divertire, ma anche agitare.

Un buon disco punk con le suole degli anfibi ben piantate nella polvere dei primi anni Novanta, dunque, anche se i fan di vecchia data probabilmente faticheranno a inserirlo nel palmares della band di Berkeley… l’impressione è che il mestiere – altissimo e innegabile – ora sopperisca all’irruenza e alla freschezza della gioventù. Non è un male né una colpa, ma per generi che di irruenza e incoscienza della gioventù si alimentano non è neppure un dato da trascurare.

Probabilmente, però, non è corretto soffermarsi a far troppo le pulci a una simile proposta. Anzi, è già un bene che esistano ancora band di rilevanza mondiale (come lo sono i Rancid) in grado di sfornare dischi del genere. Old school e nostalgici finché si vuole, ma con un potenziale notevole a livello di educazione delle coscienze musicali delle nuove leve.

TRACKLIST

01. Track Fast (00:58)
02. Ghost of a Chance (01:36)
03. Telegraph Avenue (03:19)
04. An Intimate Close Up Of A Street Punk Trouble Maker (02:34)
05. Where I'm Going (02:23)
06. Buddy (03:03)
07. Farewell Lola Blue (02:26)
09. Bovver Rock and Roll (03:02)
10. Make It Out Alive (01:50)
11. Molly Make Up Your Mind (01:12)
12. I Got Them Blues Again (01:48)
15. I Kept a Promise (02:58)
16. Cold Cold Blood (01:42)
19. Go On Rise Up (02:23)
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