«REVOLUTION COME…REVOLUTION GO - Gov't Mule» la recensione di Rockol

La rivoluzione all'incontrario dei Gov't Mule

Il nuovo disco di studio della band di Warren Hayes: rock classico contemporaneo

Recensione del 13 giu 2017 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

"Bonham non ne aveva bisogno, e neanche Charlie Watts: sono stufo del rock a base di clic-track", canta Warren Hayes. "Click-track" è solo una delle bonus track di "Revolution Come…Revolution Go", il nuovo disco dei Gov't Mule, il primo album di inediti in 4 anni, da "Shout!" del 2014. Ma in quella frase c'è un mondo, e un modo di intendere la musica. E' il modo/mondo dei Gov't Mule.

Un modo retro, e forse per qualcuno "vecchio", di intendere la musica: il click-track è una sorta di metronomo digitale e computerizzato, ormai usato normalmente dai batteristi, sia in studio che dal vivo, per tenere il tempo senza accellerare o rallentare nel corso di un brano. Per dire: qualche anno fa, una nota band italiana ottenne di risuonare un brano ad un noto festival televisiboo, sostendo che la performance era falsata dal fatto che il batterista non aveva il click in cuffia. (Si dice il peccato, non il peccatore...)

Ecco, i Gov't Mule sono all'opposto: nati più di 20 anni fa come progetto collaterale di Warren Haynes (al tempo spalla del compianto Gregg Allman negli ABB), sono diventate una delle più solide realtà del classic rock americano. Macinano centinaia di concerti ogni anno, con scalette sempre diverse, fondendo il jam rock più liquido con il suono sanguigno del southern rock. 

"Revolution Come…Revolution Go" è la (parziale) eccezione alla regola che vuole tutte le band di questo filone, più legate al palco che allo studio.

Nel 2014, con "Shout!" avevano cercato di attirare l'attenzione incidendo due versioni del disco, di cui una con mega-ospiti (Haynes è un collaboratore seriale): Elvis Costello, My Morning Jacket, Ben Harper. Questa volta invece fanno tutto da soli, tranne il duetto chitarristico con Jimmie Vaughan (fratello di Stevie Ray) in "Burnin point". E mettono a frutto tutta l'esperienza e l'eclettismo maturato in questi anni di palco, con un disco solido come le loro performance dal vivo.

12 canzoni, 18, nella versione deluxe, che contiene tre inediti, tra cui appunto "Click-Track", e tre versioni alternative. Si va dal rock incazzato di "Stone Cold Rage" e di "Revolution come, revolution go" - il disco è stato inciso nei giorni in cui veniva eletto Trump" - al soul elettrico di "Pressure under fire" e "The man I want to be", che forse è il genere che viene meglio ai Mule: la voce di Haynes è potente, scura, la sua chitarra è immersa nella storia del rock e nel blues. Il duello di sei corde con Jimmy Vaughan su Burning Point è pura goduria, se vi piace il genere - ma ai Mule riesce bene tutto, persino l'easy-rock di "Sarah, surrender".

Sono canzoni che aspettano di essere suonate dal vivo (la band sarà il 15 giugno al Live di Trezzo D'Adda): due soli brani sono sotto i 5 minuti, eppure suona tutto compatti e dritto. 

E' un modo vecchio stile di fare musica, appunto. Non è necessariamente il migliore, e l'anti-modernismo citato in apertura non è l'unica punto di vista possibile su come si deve fare musica. Ma, nel loro orticello, i Mule sono tra i migliori, se non I migliori in assoluto: "Revolution come, revolution go" lo dimostra appieno.

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