Viene da essere sospettosi quando, nel presentare un disco prima ancora di ascoltarlo, si forniscono coordinate troppo precise: che "Waiting On A Song" vantasse un pressoché completo lignaggio nashvilliano fu sbandierato sin dalla diffusione di "Shine On Me", lo scorso mese di marzo, e il timore che Dan Auerbach avesse scelto di rifugiarsi in una personale elegia del suo amore di sempre - il sound della Music City - era forte. A certificare come il pericolo sia stato schivato - e alla grande - sono le dieci tracce della seconda prova in studio sulla lunga distanza del motore musicale dei Black Keys: il cantante, autore e polistrumentista di Akron è stato bravo nel lasciarsi travolgere dal magistero strumentale dei venerati maestri coinvolti nell'operazione - Duane Eddie, Bobby Wood, Gene Chrisman e gli altri - riuscendo a tenere saldamente la barra della scrittura.
Perché, alla fine, il bello di "Wainting On A Song" - oltre che alla solidità autoriale e musicale - sono (anche) i diversi livelli di lettura: il lussuoso pedigree snocciolato nei credits farà di certo la felicità degli appassionati del genere, ma anche senza stare a rincorrere il twang sound di Eddy tra i risvolti degli arrangiamenti o a godere del tocco di Chrisman provate a dimenticare tutto, a premere il tasto "play" e a limitarvi ad ascoltare. Vi troverete nelle orecchie un disco di belle canzoni suonate bene. Cosa importa, dopo tutto, chi le ha registrate e come?