ISOLE è un esperimento, un’esplorazione di nuovi mondi sonori e ritmici, è incontro e confronto con altre visioni musicali. ISOLE siamo noi lontani ma vicini, è parlarsi senza ascoltarsi, è aspettare di vivere. ISOLE è il posto perfetto dove rifugiarsi, dove scappare. ISOLE è bisogno di restare da soli, è richiesta di aiuto. ISOLE sono i brani del nostro primo disco, ogni Isola ha un mondo suo, è unica e diversa dalle altre. ISOLE è elettronico e rock, è synth e chitarre. ISOLE è il nostro primo disco e il frutto di tre anni di esperienze, concerti, collaborazioni. ISOLE è un Miracolo dopo una lunga notte persi in mare.
Io sono un grande fan dei MasCara, band di cui ho avuto più volte occasione di parlare qui su Rockol. MasCara, band milanese tanto quanto i Les Enfants, con i quali questi ultimi condividono la passione per il pop sintetico e dalla melodia diretta e senza fronzoli. Mettiamoci che poi qualcosa del cantato di Marco Manini mi ricorda effettivamente quello di Fusaro e la combo è servita. Nel senso che se i MasCara mi hanno sempre convinto arrivando a ritenere la loro portata pop fin troppo sottovalutata, i Les Enfants di “Isole” hanno addosso la stessa identica carica pop, declinata però in modo più minimale. Il già citato Manini (voce, batteria), Francesco Di Pierro (chitarra), Umberto Del Gobbo (farfisa, synth, chitarra, metallofono) e Michele Oggioni (basso) hanno messo in piedi un disco in sottrazione, miscelando pochi tocchi sintetici che tratteggiano pezzi dal sapore anni Ottanta ma dall’impatto (sound) sicuramente attuale. Pezzi belli compatti, prodotti con cura e gusto e in grado di battersi per uno spazio radiofonico di livello. “Isole” è un lavoro molto diretto, che non ha bisogno di un reale periodo di apprendimento dal lato sonoro, ma che riserva poi qualche sorpresa da quello contenutistico. Testi densi, raffinati e interpretati con la giusta carica emotiva, fanno degli otto pezzi in scaletta una cosa sola, legando molto bene un impianto sonoro fatto appunto di pochi elementi messi sempre al posto giusto. Forma e sostanza.
Un disco di una band già formata e matura e che, soprattutto, suona benone.