Halsey può ambire a qualcosa di più che all'imitazione di Rihanna e Britney Spears

Il pop l'ha tentata, ma alla fine Halsey ha scelto la strada - più impervia - dello sperimentalismo. Ora, la cantante di "New Americana" torna con un disco che la vede rivisitare in chiave moderna la storia di "Romeo e Giulietta". Ma funziona?

Recensione del 03 giu 2017 a cura di Mattia Marzi

Voto 5/10

Il pop l'ha tentata, ma alla fine Halsey ha scelto la strada - più impervia - dello sperimentalismo. Non si è lasciata inebriare dai numeroni, quelli dell'album d'esordio "Badlands" (volato al secondo posto della classifica statunitense), del duetto con Justin Bieber in "The feeling" e - soprattutto - della hit con i Chainsmokers, "Closer" (oltre 6 milioni di copie vendute in tutto il mondo e una quarantina di dischi di platino): piuttosto che pubblicare un disco di potenziali hit radiofoniche e scalaclassifiche e restare tra le tendenze del pop internazionale, ha voluto rischiare. "Hopeless fountain kingdom" è un progetto coraggioso: "'Badlands' sarà sempre il mio bambino, ma stanno per arrivare grandi cose e non mi sono tenuta niente dentro", aveva detto lei qualche settimana fa, presentando il disco ai suoi oltre 4 milioni di follower su Twitter.

Il secondo album di Halsey è un concept che l'ha vista rivisitare in chiave moderna la vicenda di "Romeo e Giulietta" raccontata di Shakespeare: "È la storia di due innamorati osteggiati da forze contrarie che cercano di tenerli separati", dice lei a proposito del disco, che presenta come una sorta di fumetto. I ruoli, però, nella versione della cantante sono invertiti: Romeo (ribattezzato Luna) è Halsey, Giulietta (ribattezzata Solis) è il modello Don Lee. Il progetto è complesso e comprende anche i video e i social network, perché una parte della storia è raccontata su Twitter. Halsey ha aperto due account Twitter dedicati ai personaggi, uno per il suo personaggio, l'altro per il personaggio di Don Lee-Giulietta-Solis. Come se non bastasse, ha aperto anche gli account per le famiglie: la casa di Solis (Angelus, che sarebbe una rivisitazione della casa dei Capuleti) e uno per la casa di Luna (Aureum, i Montecchi).

"Hopeless fountain kingdom", che Halsey ha annunciato spogliandosi sui social network e che ha fatto ascoltare in anteprima ai suoi fan in un modo inusuale (l'hanno ascoltato chiusi dentro una chiesa, a Londra), è stato prodotto da producer di tendenza del nuovo pop mondiale come Benny Blanco, Cashmere Cat, Happy Perez e Greg Kurstin: i toni sono scuri, distopici e quasi post-atomici, le sonorità synthpop e urban, decisamente meno alternative rispetto a quelle del precedente album. Halsey, qui, esce dalle sue "badlands", le terre cattive in cui si aggirava solitaria e desolata fino a un anno e mezzo fa, e sperimenta cose nuove.
Non sempre i risultati convincono: in "Don't play" sembra scimmiottare la Rihanna più coatta (quella di "Anti", per intenderci), in "Walls could talk" ricorda la Britney Spears degli esordi. Ed è un peccato, perché con quella voce e con quella personalità un po' punk e ribelle Halsey può ambire a qualcosa di più che all'imitazione della Rihanna di "Work": per contro, la traccia migliore del disco è "Sorry", una ballad tutta piano e voce in cui, rinunciando a beat, drum machine e bassi urban, la voce di Halsey fa scendere una lacrimuccia - è prodotta da Kurstin, l'uomo dietro ai pezzoni di Adele.

In "Badlands" c'era una storia che funzionava, anche dal punto di vista della narrazione sui media: i problemi mentali di Halsey, i suoi disturbi bipolari, i tentativi di suicidio, l'aborto prima di un concerto (ne ha parlato nell'intervista all'edizione statunitense di Rolling Stone, pubblicata nell'agosto del 2016). L'idea della rivisitazione di "Romeo e Giulietta", in "Hopeless fountain kingdom", sulla carta è affascinante. Ma corre il rischio di essere un po' troppo ambiziosa e contorta (la stessa Halsey sembra essersene accorta: i quattro account su Twitter non vengono aggiornati da diverse settimane): 13 tracce, che diventano 16 nella versione deluxe, non aiutano a mantenere la concentrazione, già messa a dura prova dal concept. E il senso della storia, alla fine, si perde: quello che rimane è una raccolta di canzoni un po' confusa e disordinata.

Tracklist

01. The Prologue (01:48)
02. 100 Letters (03:30)
03. Eyes Closed (03:22)
04. Alone (03:26)
05. Now or Never (03:35)
06. Sorry (03:41)
07. Good Mourning (01:08)
08. Lie (02:29)
09. Walls Could Talk (01:42)
10. Bad at Love (03:01)
11. Strangers (03:41)
12. Devil in Me (04:09)
13. Hopeless (03:07)

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