The Gluts: leggi qui la recensione di "Estasi"

Nuovo album per i milanesi The Gluts, band post-punk band qui alle prese con il fatidico secondo lavoro, a tre anni di distanza dal precedente “Warsaw”.

Recensione del 09 mag 2017 a cura di Marco Jeannin

Voto 8/10

Lo abbiamo intitolato così perché mentre ci stavamo lavorando eravamo sempre un po’ fumati e quindi sì, in estasi, oltre che con in testa l’idea di portare avanti una ricerca sonora volta alla realizzazione di un disco più maturo del precedente "Warsaw".

Beh, viva la sincerità.

I The Gluts, Nicolò J. Campana (voce), Marco Campana (chitarra), Claudia Cesana (basso) e Dario Bassi (batteria) poi, raccontando quello chre è stato il loro approccio al disco, continuano così:

Rispetto a “Warsaw”, in “Estasi” ci sono dei synth e delle percussioni in più, che suoneremo anche live, mentre due brani sono stati fatti con la drum machine e anche questa la useremo sul palco, in quei due pezzi, al posto della batteria vera. Ma sia chiaro: il ricorso a sintetizzatori e drum machine non rende questo nostro nuovo lavoro un disco elettronico. L’idea era di creare un suono più ricercato, pur senza abbandonare quello stile minimale, molto punk, che ci contraddistingue anche dal vivo.

“Warsaw” è uscito nel 2014. “Estasi”  dopo tre anni ne raccoglie l’eredità, spingendo il discorso musicale verso territori sonori più stratificati. Perché negli undici pezzi in scaletta, infatti, si respira sì aria post punk ma sono le deviazioni psichedeliche, wave e dark a rendere il tutto veramente interessante. E se “Controller” cita i Joy Division più o meno già dal titolo (ma ben più negli arrangiamenti), la vera dimensione dei The Gluts versione 2017 ce la danno momenti come “Richard”, il crescendo tensivo che culmina in esplosione in “Home”, e quello che a mio parere è uno dei singoli (perché questo è un singolo) più belli che mi siano capitati tra le mani in questo ultimo periodo, “I realize that I’m not so dumb”. Un pezzo in cui la presenza di Stefano “Bazu” Basurto degli ottimi Giöbia si fonde perfettamente a distorsioni noise a loro volta impastate su una vena psichedelica velvetgroundiana ricca di pathos e a quella punta sintetica che rende il tutto agrodolce. A questo mix aggiungo poi echi dei soliti Cure, Siouxsie e dei Bauhaus, una bella spruzzata degli OM di “Pilgrimage” e penso di aver spiegato cosa intendo quando parlo di suono a strati.

Suono, tecnica e buone idee compositive fanno dunque di “Estasi” un disco più che convincente. Un lavoro che ha convinto me, e prima di me l’inglese Fuzz Club Records, etichetta alt/psichedelica con cui i The Gluts hanno pubblicato l'opera. Non per caso, aggiungo io: trovare band post punk con questo spessore non è cosa che capita tutti i giorni; i The Gluts hanno un carisma innato ed è meglio tenerseli stretti. Averli pescati poi in un paese straniero, rende il tutto ancora più meritevole d’attenzione. Capita sempre più di frequente che label non italiane facciano tappa da noi, e dico per fortuna, ma è una cosa tendenzialmente legata più al mondo elettronico. Con i dischi di genere come questo è una cosa più rara.

A questo punto chiudo semplicemente dicendo che non ho ancora avuto occasione di vedere la band all’opera dal vivo ma spero di poter rimediare al più presto.

Tracklist

01. Colline Bianche (04:51)
02. Controller (03:14)
03. That's Me (05:17)
04. Squirrel (02:24)
05. I Realize That I'm Not so Dumb (05:28)
06. Usiku Mweva (01:42)
07. Come to Fire (03:11)
08. Ponytail (02:29)
09. Ash (03:28)
10. Richard (04:54)
11. Home (03:49)

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