Ben Christophers - MY BEAUTIFUL DEMON - la recensione

Recensione del 21 gen 2000

Era parecchio tempo che non rimanevo così colpito da un disco come lo sono stato ascoltando “My beautiful demon”. Sì, perché fin dalle prime battute di questo album d’esordio si capisce quanto Ben Christophers ami parlare il linguaggio dell’anima. Che poi sia un’anima inquieta, demoniaca (come potrebbe far pensare il titolo dell’album) o un’anima angelica, malinconica e allo stesso tempo estatica e felice (come invece mostra di essere nella maggior parte l’anima di Ben nei passaggi di questo bellissimo album), poco importa. Quello che importa è che Ben Christophers evochi, sia nell’uso della voce che nell’attitudine “inquieta” e malinconica personaggi del calibro di Thom “Radiohead” Yorke o Jeff Buckley (il paragone più ricorrente in molti brani dell’album). Ciò che ci colpisce è che Ben suoni una chitarra che sa di antico, di folk e di geneticamente triste, che ci entra inesorabilmente nell’anima con poche note arpeggiate. Ciò che ci convince è che accanto a uno strumento semplice come una chitarra acustica Christophers accosti sonorità che avrebbe potuto pensare qualche techno head accasatosi alla Warp, ritmiche dub, ipnotiche e ben strutturate come le avrebbe potute pensare Aim (andatevi a recuperare “Cold water music”, uno degli album di post trip hop più belli degli ultimi mesi) o qualche altro breakbeatologo inglese. Il risultato? Ballate folk pensate in spazi siderali immensi, dove malinconia ed estasi, elettronica e classicità, vacillano nel vuoto dell’universo regalandoci un nuovo modo di pensare canzoni. Basti, come esempio lampante la stupenda “It’s been a beautiful day”, quattro minuti di poesia sottolineata da archi immensi, la solita voce in bilico tra malinconia e felicità di Ben, che non sa se intristirsi o urlare di gioia per la fine di un giorno meraviglioso, il tutto al ritmo vacillante del dub.

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