«INASCOLTABLE - Skiantos» la recensione di Rockol

Skiantos: 'Inascoltable' 40 anni dopo

Ristampona per il debutto degli Skiantos... rock, demenza, improvvisazione, humour e nostalgia

Recensione del 20 apr 2017 a cura di Andrea Valentini

La recensione

Il rock demenziale. Ok. Il rock demenziale, però, non è esattamente quello che ormai si è abituati ad avvicinare al sempiterno – e rispettabilissimo, per carità – nome di Elio e le Storie Tese. No, proprio no. Elio e i suoi hanno raccolto e plasmato, rimodellato, una realtà precedente, facendone – in maniera inizialmente spontanea e poi più astutamente studiata – un refactoring (come direbbero gli informatici) a uso e consumo di un pubblico ampio. Ma se vogliamo essere pignoli, il neurone che si dovrebbe accendere al suono della locuzione “rock demenziale” è quello con la spilla degli Skiantos sul giubbottino di jeans sdrucito.

Freak Antoni e i suoi, nel novembre del 1977, con la loro voglia di fare casino – magari anche un po’ fomentati da quello spirito punk che anche se in Italia non era così diffuso, si percepiva (ma Antoni e la sua ghenga già combinavano guai da prima, anche se non come Skiantos e manco erano un gruppo) – si trovano e in una nottata buttano giù, “alla brutta Eva”, come dice il Poeta, una sfilza di brani presso lo studio M.T.A. di Bologna. I pezzi sono in pratica improvvisati sul momento – figli di un riff e di una frase divertente o fuori di testa. E da lì si parte… un canovaccio stile commedia dell’arte che porta ovunque e da nessuna parte. Quello che conta è l’attimo, che può essere fuggente o deficiente, ma sempre attimo è. E viene immortalato su bobina.

Teniamo presente che all’epoca gli Skiantos in pratica non esistevano; questi brani sono più la testimonianza di un pugno di amici casinisti che si trovano con un batterista mai visto prima e si lanciano in jam e barzellette rock… spontaneità al 100%, per certi versi figlia di un libero pensiero molto pre-punk, magari un pochino hippie… ma incazzato come un Sid Vicious a cui hanno fregato la bici per la decima volta in via Zanardi. Il tutto esce come cassetta e va rapidamente esaurito. Intanto il gruppo si cementa e da lì diviene una vera e propria entità – che in pochi mesi si conquista simpatie e attenzione, fino a giungere alla pubblicazione di “Mono Tono”… e da lì, tutto il resto è storia.

Questi sono i fatti (ha ha ha). Ma come suona “Inascoltable” ristampato dopo 40 – quaranta!!! – anni?
Ingenuo, spontaneo, divertente, nostalgico. Ha un gusto di modernariato agrodolce, come quando ritrovi la sveglia con le galline sul quadrante che tua nonna teneva sulla credenza: ti fa tenerezza, ti piace e hai voglia di portartela a casa, anche se magari resterà sempre indietro di un quarto d’ora. È un sapore d’Italia non allineata, ma non arrabbiata; come una foto a colori di una vacanza da bambini, un filmino di compleanno di tanti anni fa, che ti fa ripensare a quello che è stato e a quello che avrebbe potuto essere, ma va bene così.

Se Proust la piantasse con le madeleine, si comprerebbe questa ristampa, là dove si trova ora. Sarebbe meglio per la glicemia. E più divertente.

 

TRACKLIST

02. Makaroni
04. Io vi odio
05. Io te la do su
06. Io ti spacco la faccia (dal vivo)
07. Non puoi troncarmi un rock
08. Blues a Balues
09. Inascoltable (strumentale)
11. Io sono un pestone
13. Spacco tutto
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