«THE SEARCH FOR EVERYTHING - John Mayer» la recensione di Rockol

John Mayer, ecco "The search for everything"

Dopo due EP, si completa in un album la "ricerca del tutto" di John Mayer, che torna alle sue origini con questo lavoro - la recensione

Recensione del 19 apr 2017 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

La scelta di John Mayer per il suo ritorno solista è stata comprensibile e discutibile allo stesso tempo. Dopo un anno passato in tour con i Dead & Company, ovvero quel che resta dei Grateful Dead, e a 4 anni di distanza dall'ultimo disco di studio "Paradise valley", ha comunicato il ritorno con due EP a scadenza bimensile, che ora vengono completati in questo album, "The search for eveything".

Comprensibile, perché c'era il bisogno di un ritorno quasi in punta di piedi. Discutibile, perché la pubblicazione di EP che conflusicono in un album è una strategia dispersiva, che non ha portato bene in passato ad altri artisti. Il fatto è che, se avete seguito le vicende precedenti, in questo EP troverete solo 4 canzoni davvero nuove. Anzi, tre: "Theme from The Search for Everything" è un breve intermezzo strumentale. Le altre sono "Rosie", "Never on the day you leave" e "In the blood" - che non aggiungono o tolgono granché alla direzione intrapresa dal cantante e chitarrista nei due EP precedenti.

Meglio quindi ricominciare da zero, considerando "The search of everything" come un album totalmente nuovo. E il titolo la dice lunga: la ricerca del tutto. Mayer ha messo da parte, o quasi, il suono "roots" di "Born and raised" (2012) e "Paradise valley" (2013), che gli avevano fatto recuperare credibilità dopo un periodo di eccessi che aveva messo in secondo piano la sua musica.

Così la ricerca del tutto è una ricerca di tutte le musiche che Mayer ha frequentato nella sua carriera: il funky-soul rock di "Steel feel like your man",  e di "Moving On and Getting Over", la ballata sentimentale di "Love on the weekend", "Changing" e "You're Gonna Live Forever in Me", il pop rock chitarristico in "Rosie" ed "Helpless", Il suono delle radici torna nel quasi- country di "Emoji of wave", in "In the blood" e "Roll it on home".

Il risultato è un disco più piacevole e leggero rispetto ai precedenti, meno di genere e più "mainstream", che però non va inteso coma una brutta parola, anzi. Mayer è un grande autore di canzoni, un grande chitarrista, un ottimo arrangiatore. E in questo disco, strategie di distribuzione a parte, ha trovato un suo equilibrio e una sua definitiva maturità.

TRACKLIST

02. Emoji of a Wave (03:59)
03. Helpless (04:09)
05. In the Blood (04:03)
06. Changing (03:33)
10. Rosie (04:00)
11. Roll it on Home (03:22)
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