DAMN.

© Aftermath/Interscope (Top Dawg Entertainment) (Digital Media)

Voto Rockol: 4.0 / 5
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di Michele Boroni

Non deve essere facile essere Kendrick Lamar. Specialmente dopo aver realizzato un'opera “grossa”, ricca e che ha lasciato il segno come “To Pimp a Butterfly”, osannata sia dal Presidente Obama sia dai giovani abitanti di Compton, e che lo ha incoronato re e salvatore dell'hip-hop. Per niente facile.

Così, dopo il travolgente successo (di critica e media piuttosto che di grande pubblico), Lamar ha iniziato un percorso di normalizzazione già nel 2016 con una serie di featuring particolarmente pop (da SIA ai Maroon 5, da Taylor Swift a Alicia Keys); un processo di ridimensionamento necessario per togliersi di dosso quel pesante fardello, tipo essere diventato il bersaglio preferito dal canale conservatore Fox News - che lo ha accusato di essere un fomentatore violento dopo la bella e misurata performance ai BET Awards – ma anche l'oggetto di paragoni ingombranti con Mahatma Gandhi o Nelson Mandela, da parte di testate solitamente sobrie come il New Yorker.

Con DAMN., il disco uscito lo scorso venerdì, Kendrick Lamar fa un passo indietro sia da un punto di vista dei testi sia dei contenuti musicali. Partiamo da quest'ultimi: Lamar abbandona le influenze jazz e l'“ossessione George Clinton” per tornare a un suono figlio dell'hip-hop west coast. Fuori quindi i vari Terence Martin, Robert Glasper, Kanasi Washington e dentro produttori hip-hop come Mike Will Made It, Sounwave, DJ Dahi e Anthony Tiffith, peraltro sue vecchie conoscenze. Il singolo HUMBLE. (ebbene sì, tutti i titoli delle tracce sono scritte in caps lock con il punto finale, non tutto può andare bene...) è un banger assoluto, e con quel piano e basso che picchiano al punto giusto ci aveva fatto capire che questo suo quarto disco si sarebbe mosso su territori più canonici.

E così è stato: 14 tracce di ottimo hip-hop, senza alcun legame da concept album tra loro, di cui almeno 4 singoloni di potenziale successo. LUST è una bellissima riflessione sulla celebrità dove Lamar, accompagnato dallo strumentale dei BadBadNotGood, palesa una voce particolarmente soulful; c'è poi la kanyewestiana ELEMENT. che vede tra i produttori anche il londinese James Blake e DNA. dove K-dot (vecchio nomignolo di Lamar), ricordando le critiche di FoxNews, su uno standard beat hip-hop riesce a tirar fuori un testo particolarmente arrabbiato e con un flow magistrale. Ma forse la sorpresa più grande è data da XXX., la traccia con gli U2 che sulla carta aveva fatto alzare più di un sopracciglio e invece rappresenta la punta di diamante di questo DAMN.: una canzone imprevedibile e molto articolata, con continui cambiamenti di andamento e dove la voce di Bono in coda non solo è discreta, ma è assolutamente ben amalgamata con il resto.

Forse gli episodi meno convincenti sono quelli che puntano più sul territorio pop: LOYALTY con Rihanna (dove il piccolo Kendrick si trova nel ruolo solitamente riservato a Drake) e LOVE con la partecipazione del giovane Zacari e che, per voce e struttura della traccia, ricorda molto un pezzo dell'ultimo Justin Bieber (qui dietro c'è Greg Kurstin, metà dei The Bird and the Bee nonché artefice delle ultime produzioni di Adele, Sia e Lily Allen). Si tratta tuttavia di canzoni, per scrittura e struttura, al di sopra della media hip-hop odierna.

In un'intervista al New York Times Lamar ha dichiarato che “To Pimp a Butterfly era un disco su come affrontare il problema (ndr: della situazione sociale degli afroamericani). Adesso però mi trovo in una dimensione in cui non lo sto più affrontando”, ma il buon Kendrick non ha certo spostato il suo obiettivo parlando di vicende sentimentali o del mondo fashion.

 Più volte sono presenti chiari riferimenti politici degli Stati Uniti (“Boss con pensieri omicidi/ Donald Trump in carica/abbiamo perso Barack e ha promesso di non dubitare ancora di lui” in XXX.), ma la gran parte delle liriche sono concentrate su di lui, sulla sua percezione del mondo (FEAR.), sui suoi peccati (LUST., PRIDE.) e le sue ipocrisie (XXX.). Come sempre c'è una grandissimo lavoro di scrittura e di costruzione creative di rime, come ad esempio la raffica iniziale di HUMBLE. in cui mette in rima “syrup sandwiches and crime allowances” / “counterfeits” / “counting this” / “accountant lives” e “analysts”.

Da un certo punto di vista possiamo considerare DAMN. come la degna continuazione di “good kid, m.A.A.d city” il disco del 2012 che lo fece conoscere al grande pubblico. Anche con questo disco, più canonico rispetto ai suoi precedenti lavori, Kendrick Lamar si conferma tuttavia come il rapper più dotato, lucido e intelligente dell'intera scena hip-hop contemporanea.

TRACKLIST

01. BLOOD. - (01:58)
02. DNA. - (03:05)
03. YAH. - (02:40)
04. ELEMENT. - (03:28)
05. FEEL. - (03:34)
06. LOYALTY. FEAT. RIHANNA. - (03:47)
07. PRIDE. - (04:35)
08. HUMBLE. - (02:57)
09. LUST. - (05:07)
10. LOVE. FEAT. ZACARI. - (03:33)
11. XXX. FEAT. U2. - (04:14)
12. FEAR. - (07:40)
13. GOD. - (04:08)
14. DUCKWORTH. - (04:08)