«MIA MAESTà - Bassi Maestro» la recensione di Rockol

Bassi Maestro - MIA MAESTà - la recensione

Recensione del 13 apr 2017 a cura di Fabrizio Zanoni

La recensione

Correva l'anno 2004 e Bassi, insieme a un Fibra pre boom discografico, cantava "E alla radio cosa abbiamo adesso? Caparezza e Frankie-HI-NRG no? Solo questo. Ok, tutto il mio rispetto ma questo è solo rap non hip-hop e suona pure vecchio." Il brano si intitolava S.A.I.C.(Succhiateci ancora il ca**o) e resta ancora adesso uno dei brani più freschi e al contempo graffianti della discografia di Bassi.

Poco tempo dopo, proprio Fibra entrerà con la potenza di un bulldozer in Universal, abbandonando la scena indipendente e cambiando per sempre la storia del rap tricolore. In radio ora il rap viene passato eccome, Caparezza nel frattempo ha vinto un premio Tenco come miglior disco dell'anno, Frankie è diventato sempre meno prolifico e centinaia di autori rap hanno provato a dire la loro a colpi di metriche.

Perché iniziare la recensione con un estratto di 13 anni fa? Perché la stessa critica che Bassi rivolgeva agli allora punti di riferimento della scena rap può essere girata ora a lui per fotografare "Mia maestà", un disco che arriva dopo 4 anni dal precedente "Guarda il cielo".

 Il nuovo disco del dj e produttore suoba bene, ma non suona sicuramente nuovo. Non porta infatti grssi elementi di novità: nel linguaggio, nel lavoro sui campionamenti, nella sezione ritmica, nelle tematiche e nelle tecniche/metriche. E' un disco che potrebbe essere uscito tranquillamente 10 anni fa: se quindi dal rap cercate un percorso di evoluzione e mutazione, qui non lo troverete.

E non cambiano il solco i featuring con artisti più giovani di Bassi Maestro.  Buono il feat. di Fibra in "Non muovono il collo" (che riconferma la ritrovata forma del rapper di Senigallia), meno convincente  Gemitaiz "Solo un altro inverno"; d'altronde ben poco ha a che spartire con il mondo musicale di Bassi. Sempre solido Nitro in uno dei brani migliori del disco ("Prendi tutto" che vede anche la presenza de "La cricca dei balordi").  Gli altri feat. del disco sono affidati a Vegas Jones in "Poco cash" e il tutti assieme appassionatamente di "Benvenuti a Milano" con Lazza, Lanz Khan, Pepito Rella e Axos a passarsi il microfono sulla traccia.

Quasi un'ora di musica spalmata su 15 brani+quattro skit che spezzano e alleggeriscono il disco. I lavori di Bassi sono una pietanza sostanziosa, calorica, da masticare lentamente. “Mia Maestà” è un disco che piacerà a chi è legato alla vecchia scuola del rap (ad eccezione di qualche esperimento tipo Bassi in autotune...) meno ai ragazzini della nuova generazione del genere. Il disco è ovviamente ben prodotto, vista l'esperienza dell'artista ma dopo un lungo silenzio ci si poteva augurare un qualcosa che potesse farlo uscire da una nicchia nella quale Bassi si muove da sempre a suo agio. Forse troppo.

TRACKLIST

01. Ridefinizione (04:45)
03. Alle poste (skit) (00:44)
04. Ancora in giro (04:01)
05. Fottuto O.G. (04:22)
06. Non muovono il collo (03:12)
07. Poco cash (02:57)
08. Alla radio (skit) (00:54)
09. Sorry (02:18)
10. Solo un altro inverno (03:04)
13. Prendi tutto (03:51)
14. Gesù Cristo (02:52)
15. $$$ (04:05)
16. Benvenuti a Milano (05:33)
18. Un’altra specie (02:10)
19. L.B.D.L. (02:45)
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