“Volevo che quest'album fosse onesto (più onesto della foto in copertina non c’è nulla), vario (tutta la musica che c’è dentro parla da sé) e che il disco fisico non fosse utile solo a prendere la polvere (quindi colla vinilica, forbici dalla punta arrotondata e Giovanni Mucciaccia non sei nessuno)”.
E secondo me Mudimbi ha rispettato il piano che si era prefissato. Lo dico tendendo in mano la copia fisica di “Michel”, il suo primo album. Un’opera musicale e grafica molto interessante, che racconta una storia. Quale? “Michel”, come indicato a pagina uno del bellissimo libretto, è una storia di Michel Mudimbi… in copertina campeggia un piccolo Mudimbi e se la matematica non è un’opinione questo 2+2 è una somma piuttosto semplice da fare.
La domanda successiva può quindi essere: chi è Mudimbi? Michel Mudimbi è un rapper origini italo-congolesi, nato e cresciuto a San Benedetto Del Tronto. Un rapper che sa giocare molto bene con la trap tanto quanto con il pop, che scrive rime affilatissime, che ha carisma da vendere e sa quando premere sul pedale della cattiveria (“Schifo”) e quanto alzare il piede e lasciar andare il mezzo in scioltezza (“Risatatà”, “Empatia”, “Tipi da club”). Sensazione che si percepisce più di una volta nei vari momenti del disco, lavoro che fa dell’alternanza tra momenti più leggeri e altri nettamente pesanti il suo vero punto di forza. “Michel”, alla luce di svariati ascolti, si dimostra realmente un disco schietto, esplicito, onesto, dritto per dritto dal punto di vista contenutistico. Vario, perché si spazia dalla trap più tesa, quasi techno (vedi “Tutto”), al pop venato di raggae con una facilità piuttosto inquietante (in senso positivo, s’intende) e, bello da possedere; cosa questa non da sottovalutare, considerando l’andazzo della musica degli ultimi vent’anni. Mudimbi però è un artista vero con un progetto concreto che, come tale, è stato curato in ogni minimo dettaglio, tra cui ovviamente la confezione del disco. Quindi complimenti a Michel, a Daniele Troiani (supervisione e lettering) e a Maicol & Mirco (illustrazioni) perché se la perfezione si nasconde nei dettagli, in questo senso “Michel” è seriamente un disco perfetto.
Dodici pezzi che si fanno ascoltare in fila, senza pause o cali di tensione. Un risultato ottimo per un artista che è in ballo già da qualche anno ma che ha è stato in grado di fare il vero salto di qualità proprio nel momento di tensione massima. Un esordio ben più che convincente.