«WELCOME TO THE MODERN DANCE HALL - iVenus» la recensione di Rockol

iVenus - WELCOME TO THE MODERN DANCE HALL - la recensione

Recensione del 10 gen 2000

La recensione

Una musica strana, quella dei Venus. Sa di talenti diversi e distanti tra loro, di moduli espressivi originali e spesso inediti, di un gusto per la musica e la sua rappresentazione assoluta. Chi li aveva ascoltati grazie all’ep “Royalsucker”, troverà quel lavoro come un tassello di un intarsio più ampio ed eloquente, come racconta bene “Welcome to the modern dance hall”. I Venus fanno un rock scuro, dalle sonorità acustiche ed inquietanti, con un approccio artigianale all’impasto sonoro che tira in ballo riferimenti distanti anni luce tra loro, da Waits ai cabaret berlinesi, dai Velvet Underground al pop surreale e raffinato degli XTC. Come il gruppo di Andy Partridge, quello di Marc Huyghens è capace di costruire un suo mondo e di trasferirlo con cura tra le tracce di un album, in cui a ostinati ritmici si alternano aperture melodiche di una bellezza disarmante. E’ un album ispido, “Welcome to the modern dance hall”, e non ama lasciarsi accarezzare a lungo, ma nondimeno regala delle grandi soddisfazioni: succede con l’iniziale e acida “Ball room”, con la successiva “Perfect lover”, con “White star line”, canzone maiuscola, così come con la versione di “I’m the ocean”, brano già presente sull’album degli Scisma “Armstrong” e scritto insieme dai due gruppi, che da tempo si conoscono e si stimano reciprocamente. E cosa dire di “Pop song”, l’archetipo di una vera canzone di genere, un caleidoscopio di sensazioni che richiama perfino alcune nebbie di certo Canterbury rock (i cari, vecchi Camel)? E cosa dire della sconcertante dolcezza di “Don’t say you need love (I know you do)”, un pezzo con tanto di arpeggio di carillon e melodia quasi rinascimentale? I Venus sono una piacevole scoperta, doppiamente gradita perché firmati da un’etichetta italiana come la Sonica di Firenze (Gianni Maroccolo): e“Welcome to the modern dance hall” è un album che potrà fare la felicità di quei pomeriggi in cui la voglia di ascoltare musica ‘vera’ si faccia sentire con tutta la sua forza.
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