«ULTRAMEGA OK (EXPANDED REISSUE) - Soundgarden» la recensione di Rockol

I semi del grunge, prima del grunge

Il tocco magico di Jack Endino dona una seconda giovinezza al debutto sulla lunga distanza dei Soundgarden, che torna in versione espansa

Recensione del 14 mar 2017 a cura di Andrea Valentini

La recensione

Siamo nel 1988. Una band di Seattle, con un paio di buoni EP alle spalle, debutta su album per una delle etichette indipendenti più leggendarie della scena made in USA: la SST di Greg Ginn, casa madre dei Black Flag, ma anche di molte altre formazioni underground – alcune delle quali avrebbero raggiunto una fama anche molto vicina al mainstream (Husker Du, Sonic Youth, Dinosaur Jr., Screaming Trees… e scusate se è poco). La band è quella dei Soundgarden e l’album è “Ultramega Ok”.

In quei giorni parlare di grunge era come tirare in ballo l’iPhone chiacchierando con un oste piemontese in una mattina primaverile del 1920: semplicemente quel concetto non esisteva. E i Soundgarden, nel 1988, erano un’entità – ancora non giunta a piena maturazione, a onor del vero – che mescolava curiosamente punk rock, hard rock sabbathiano, atmosfere prog, citazioni blues stravolte e protopunk. Pensiamo solo che all’uscita di “Ultramega Ok” i Nirvana non avevano ancora pubblicato il loro primissimo 7” (che arrivò il giorno seguente!), mentre e i Mudhoney avevano esordito con un singolo solo qualche mese prima ed erano illustrissimi sconosciuti.
Grunge? Di cosa stiamo parlando? Gradite un quartino di vino della casa?

Questa riedizione espansa (con l’aggiunta, ovviamente, di tracce bonus) vede un intervento radicale che ha portato la band a ri-mixare tutti i brani: la versione originale, curata da Drew Canulette – producer piuttosto eclettico che si è spesso occupato di vari generi “sotterranei”, dal metal al punk hardcore, passando per il rock alternativo – da sempre non piaceva a Cornell e i suoi. Questa, dunque, è stata l’occasione buona per chiamare l’amico e fidato collaboratore Jack Endino (che, già all’epoca, era stato interpellato per sistemare il mixaggio finale, ma non se ne fece nulla), che ha lavorato sui master originali, di cui i Soundgarden sono tornati in possesso solo nel 2016 - e, conoscendo Greg Ginn, devono avere faticato anche parecchio.

Il tocco di Endino, nome leggendario, si sente eccome. E il sound si trasforma in maniera decisamente radicale: il fango e la lordura che – per quanto facessero tanto grunge (pre-gunge, ok) – piagavano la prima edizione vengono cancellati con un’opera di pulizia che esalta finalmente le qualità dei brani e il cantato di Cornell, troppo adombrato dall’impasto viscoso in precedenza. Certo, “Ultramega Ok” non contiene nessuna vera e propria hit del repertorio della band, ma con questo nuovo vestito diventa un degno predecessore degli album che sarebbero arrivati e mostra chiaramente la materia che da lì a poco si sarebbe evoluta in una macchina da guerra dell’epopea grunge.

I brani bonus sono mezza dozzina di demo (risalenti al 1987 e incisi con la supervisione di Endino stesso, all’epoca) di pezzi che sono poi finiti – reincisi – in “Ultramega Ok”: materiale interessante, anche se non imprescindibile.

TRACKLIST

01. Flower (03:26)
02. All Your Lies (03:49)
03. 665 (01:38)
04. Beyond the Wheel (04:22)
05. 667 (00:55)
06. Mood for Trouble (04:20)
07. Circle of Power (02:04)
08. He Didn't (02:47)
10. Nazi Driver (03:52)
11. Head Injury (02:20)
12. Incessant Mace (06:21)
13. One Minute of Silence (01:02)
14. Head Injury - Early Version (02:59)
15. Beyond the Wheel - Early Version (04:55)
16. Incessant Mace (Short) - Early Version (06:22)
17. He Didn't - Early Version (02:54)
18. All Your Lies - Early Version (03:44)
19. Incessant Mace (Long) - Early Version (07:49)
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