Recensioni / 04 mar 2017

Pieralberto Valli - ATLAS - la recensione

Pieralberto Valli: leggi qui la recensione di "Atlas"

“Atlas” è il debutto solista di Pieralberto Valli: insegnante d’inglese, nato a Cesena nel 1980, vive e lavora a Roma e in passato ha vissuto in Inghilterra, Bosnia e Spagna; nella musica si è fatto notare come leader dei Santo Barbaro...

Voto Rockol: 4.0/5
Recensione di Marco Jeannin
ATLAS
Ribèss Records (CD)

Niente male per uno che viene dal post punk: Pieralberto Valli, dopo quattro album con i Santo Barbaro, si è messo in proprio per intraprendere un tipo di progetto sostanzialmente diverso, staccandosi da quella che possiamo considerare la sua fase di formazione e consolidamento in ambito musicale. “Atlas” si pone dunque come nuovo punto di partenza per un autore che sembra non aver bisogno di conferme, quando più di comunicare un nuovo modo di essere. Dal post punk si passa all’elettronica, alle melodie nate da un pianoforte in stile quasi neo classico, al pop sintetico che negli ultimi anni ha fatto la fortuna di artisti come Sohn, fino a lambire i confini dell’ambient più fruibile. C’è però anche un qualcosa di James Blake nei dieci pezzi di questo “Atlas”, tanto per capirci; più che un disco direi quindi che questo è un contenitore di mondi, di suoni ben amalgamati e molto eleganti: 

Atlas come Atlante, il titano che regge sulle spalle il mondo, ma anche come “collezione di mappe”, le mappe usate dal navigatore-musicista per raggiungere il senso delle cose, senza l’ossessione di esserci, di piacere”. 

Registrato e mixato al Cosabeat Studio da Franco Naddei, al fianco di Valli anche per quanto riguarda tutti gli arrangiamenti, e masterizzato da Giovanni Versari a La Maestà Mastering, “Atlas” va preso come punto di riferimento per la produzione pop alternativa di questa prima tranche di 2017, grazie a pezzi come l’opening “Atlantide”, stupendo esempio di scrittura e composizione dal fortissimo impatto emotivo e in grado di competere tranquillamente con i nomi che ho chiamato in causa in apertura; non che ce ne sia di bisogno, però fa sentire quasi orgogliosi poterlo fare, almeno qui.

Perché talenti in casa ne abbiamo parecchi e Valli è sicuramente uno di questi. Oltre ad “Atlantide” consiglio poi “Frontiera”, altro pezzo sulla falsariga del primo ma con un confortante senso di oppressione (forse ansia) che lo percorre da capo a coda e ci mette in contatto direttamente con chi il pezzo l'ha scritto, qualcuno con cui condividere le nostre paure. E, infine, “La nona onda”. “La nona onda” mi fa venire voglia di parlare dei Radiohead, ma mi fermo qui perché penso sia sufficiente accennarlo prima di alzarsi dal tavolo con quel po’ di fame rimasta. Proprio come nei migliori ristoranti. 

TRACKLIST

01. Atlantide - (03:55)
02. Falso ricordo - (04:43)
03. Frontiera - (04:10)
04. I nostri resti - (04:04)
05. Il rumore del tempo - (05:17)
06. Cosa rimane - (04:19)
07. La nona onda - (03:50)
08. Esodo - (04:57)
09. Non siamo Soli - (04:22)
10. L'avvento dei futuri - (04:41)