«FA NIENTE - Giorgio Poi» la recensione di Rockol

Giorgio Poi - FA NIENTE - la recensione

Recensione del 13 feb 2017 a cura di Anna Gaia Cavallo

La recensione

“Fa niente” è il titolo del primo album di Giorgio Poi. Poco più che ventenne Poi lascia l’Italia per trasferirsi a Londra: la noia di un posto che gli era sempre sembrato un ricettacolo di cose ovvie, piano piano si trasforma in malinconia e l’ovvio diventa semplicemente comprensibile. Sembra la storia di un ragazzo come tanti, e qualcuno potrà pensare che sia del tutto normale farsi attanagliare dalla nostalgia di casa, specie quando si è molto giovani e molto lontani. Eppure, in questo caso specifico, la nostalgia si è tramutata in produttività ed è diventata il fulcro attorno cui far ruotare un intero album.

 “Fa niente” più che un semplice esordio, per Giorgio Poi sembra essere un ritorno alle origini, al suo paese, alla musica di Paolo Conte, di Lucio Dalla, di Piero Ciampi, di Vasco Rossi, che ascoltava da bambino, alla sua lingua madre. È l’esempio di come, a volte, la lontananza possa avvicinare, non solo le persone, ma anche una persona alla sua terra natale. E questo già spiega le atmosfere nostalgiche che attraversano ogni brano.

L’album si sviluppa proprio partendo da una ritrovata passione per la lingua italiana, tanto affascinante quanto difficile, che, dall’essere familiare diventa nuova. L’unico testo chiaro è “Niente di strano”, il cui significato è immediatamente comprensibile: tratta il tema dell’abbandono, che inizia e si esaurisce in questa traccia.

Gli altri presentano una serie di immagini, di input, legati tra loro da un sottile filo narrativo, anzi da “chilometri di filo interverbale”. Ciò nonostante, si può cogliere la difficoltà del dialogo, in “Acqua minerale”, la bellezza del viaggio, in “Tubature”, la paura del futuro, in “Paracadute”, dal profondo e realistico verso: “il paracadute è un mezzo sicuro  per sorvolare il futuro, ma tanto vale farselo raccontare. Invece trovarsi a piedi per strada è una cosa che fa paura”.

Nove sono i brani che lo compongono, di cui due, “Patatrac” e “Fa niente”, strumentali.  La dote migliore di Poi è quella di saper coniugare più stili e generi musicali, congiungendo il classico al moderno, alternando momenti di puro cantautorato italiano anni ’70 e ‘80, a momenti di indie moderno, stile Dente, Calcutta;  ci sono anche tocchi di pop nostalgico, per gli animi romantici, alla TheGiornalisti, tanto per capirci. “Fa niente” va dal pop psichedelico all’indie rock; non manca anche il folk rock, in “Abbronzatura”.

Questa varietà funziona: ogni traccia risveglia sensazioni, emozioni, immagini di case (“Acqua minerale”), di città (“Tubature”), del sole (“Abbronzatura”), del mare (“Le foto non me le fai mai”). E a collegarle tutte tra loro è la vena nostalgica del cantante, arricchita dal suo timbro malinconico. Ma del resto, come lui stesso canta, “è bello piangere un po’”.

 

TRACKLIST

01. L'Abbronzatura (03:57)
02. Niente Di Strano (03:34)
03. Tubature (05:13)
04. Paracadute (05:53)
05. Patatrac (01:21)
06. Acqua Minerale (03:48)
08. Doppio Nodo (04:34)
09. Fa Niente (01:16)
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