Gli Edless, Fabio Bonvini (lead vocals, rhythm guitar), Marco Bonvini (bass, backing vocals), Giorgio Pasculli (guitars), Niccolò` Rocco (drums), Leonardo Musumeci (keyboards, synth), nascono a Milano nel 2013.
Partono come band alternative, evolvono presto portando il suono verso territori più elettronici. Nel 2014 pubblicano “Aconite”, il primo EP. Più sperimentazione e ancora elettronica. Passano due anni ed eccoci arrivare al punto. “Belotus” è il secondo EP di casa Edless, una band che a ragion veduta sta portando avanti un discorso sul proprio suono in modo, a mio avviso, intelligente. Un passo alla volta, con grande cura. I quattro pezzi che compongono questo nuovo lavoro sono stati registrati alla vecchia maniera, in presa diretta, con la band schierata al completo; tradotto significa: immediatezza e coesione. Un magma sonoro che scorre lento, che punta a portare in superficie la propria faccia più sperimentale, raffinata in pezzi come “What if”, brano ai confini della psichedelia indietronica. In generale l’atmosfera che si respira è piuttosto dark, quasi post; l’aria rarefatta viene saltuariamente fatta espandere in diversi crescendo dall’incedere solenne. “Just once”. Dal lato contenutistico invece, “Belotus” è un disco che cova dentro di sé i semi della contraddizione: se il loto da una parte simboleggia la purezza, dall’altra in copertina abbiamo un pesce che lotta per emergere da qualcosa che puro non è. Un mondo più pesante che i nostri riescono a ben interpretare e tradurre in musica, trasmettendo al contempo un certo senso di pace. La piacevole sensazione di essere in cammino, di allontanarsi gradualmente da quella che inizialmente suona come un’angoscia ma che è destinata a diventare sollievo nella conclusiva “Erase”.
Prodotto dagli Edless e da Giorgio Pasculli, “Belotus” è un buon passo avanti per una band che, per quanto in piena maturazione, sembra aver già capito dove vorrebbe andare.