“Rennen” è un disco romantico e dal sapore vintage, semplice nella forma dei brani ed accessibile ed apprezzabile da chiunque. Perché Sohn sia versatile lo racconta semplicemente la sua storia, il suo essere cosmopolita. Nasce a Londra ma viaggia tantissimo, dal 2005 inizia a farsi conoscere sotto il nome di Trouble Over Tokio, progetto alternative rock che doveva inizialmente comprendere quattro elementi, ma che di fatto è il vero esordio solista di Christopher. Tre album e numerosi live in tutta Europa, dall’Inghilterra in Svizzera, in Slovenia. Infine l’Austria, tappa finale e punto di partenza dell’artista, che sceglie di andare a vivere a Vienna e ricominciare da lì la sua carriera di produttore e compositore sotto nuovo nome: SOHN.
I brani contenuti in “Rennen” – secondo disco dopo il debutto, “Tremors”, nel 2014 – risultano complessivamente minimali in quanto a struttura ma si rivelano pieni di dettagli che cambiano ad ogni ascolto. Molti i sono i campionamenti e complesso è il lavoro svolto sulle basi elettroniche che supportano la voce melodica ed armoniosa di SOHN: quasi esageratamente percussive ed oscure in alcuni passaggi, dolci e dilatate in altri. Traspare buon gusto ed eleganza in brani come “Signal”, un RnB dalle tinte decisamente più elettroniche, una rielaborazione di un genere, rivisitato in modo assolutamente personale.
“Rennen” è un disco che fa riflettere, in alcuni passaggi si ha davvero l’impressione di essere di fronte ad un’opera pensata esclusivamente per prendersi del tempo per se stessi, lasciare andare il disco e viaggiare, meditare. Un’unica grande “corsa” (questa la traduzione dal tedesco, il titolo dell’album), trasportati dalle atmosfere sognanti create dall’artista, disposte intelligentemente all’interno del disco.
Nella traccia di apertura “Hard liquor” e nella successiva “Conrad”, interessante brano che miscela musica pop e dance, si ha l’impressione di ascoltare Justin Timberlake, forse una delle maggiori influenze dell’artista in questo LP. Il cantato riprende decisamente quello del maestro Thom Yorke e la varietà degli effetti utilizzati ne ricorda i brani prodotti di recente dallo stesso come solista, svuotati della malinconia che da sempre caratterizza il poliedrico artista. I due brani conclusivi “Still waters” e “Harbour” sono intimi, lenti e delicati, appositamente inseriti come ultimi per rimarcare - in caso ce ne fosse bisogno - che lo scopo finale di “Rennen” è portare l’ascoltatore a riflettere.
E’ un disco audace, della conferma di un artista già conosciuto ed apprezzato per quanto prodotto in passato. E della maturità allo stessa tempo, SOHN sa ispirarsi intelligentemente ad una moltitudine di artisti ma risulta assolutamente originale. Mostra bene il proprio lato personale, fornisce soluzioni convincenti e dimostra ancora una volta quanto un disco semplice possa in realtà risultare complesso e profondo.