La tentazione è quella di perdonare tutto, a Wayne Coyne e ai suoi, e di ragioni, per farlo, ce ne sono finché se ne vuole: una lunga e onorata carriera, una discreta integrità nel gestire il successo (per quanto di nicchia) e, soprattutto, la perenne fuga dallo status di band di culto, condizione odiosa e scomodissima nella quale ad alcuni piace crogiolarsi. A loro no: ce l'hanno dimostrato più volte, e solo per questo meritano - se non stima - per lo meno simpatia.
Detto ciò, "Oczy Mlody" al primo ascolto - e anche al secondo - non pare il tipo di disco destinato a rimanere negli annali: se lo scopo era quello di tornare allo spirito di "The Soft Bulletin" o "Yoshimi Battles the Pink Robots" filtrandolo attraverso le esperienze più recenti - anche con Miley Cyrus, che qui appare in un cameo su "We a Family", in chiusura - allora probabilmente l'asticella è stata posta troppo in alto. "Oczy Mlody" ha sì una sua coerenza interna, ma manca di una direzione precisa: una mancanza nemmeno troppo grave, se non fosse per l'impianto generale del disco, cupo, austero e claustrofobico.
Nella da dire sul concept del lavoro in sé, e sulla forma - impeccabile, anche se (volutamente) ostile: programmaticamente, dai Flaming Lips ci aspetta esattamente questo. L'impressione, tuttavia, è che qui sia la sostanza ad essere in difetto: nel rincorrere le proprie visioni - o incubi - il rischio è quello di farsi prendere la mano, e, probabilmente, a Coyne e compagni in "Oczy Mlody" è successo esattamente questo.
Niente di male, ovviamente: con tredici album alle spalle ci si può permettere questo e altro. Il mosaico dei Flaming Lips oggi è diventato troppo vasto per assegnare ad ogni singolo tassello un proprio peso specifico...