«FRESH BLOOD FOR TIRED VAMPYRES - Electric Six» la recensione di Rockol

Sangue fresco ma non troppo per il sestetto garage dance di Detroit.

Il nuovo album degli Electric Six cerca di riportare la band ai vecchi fasti, ma senza l'aiuto di Jack White è sempre dura. La nostra recensione

Recensione del 21 gen 2017 a cura di Marco Di Milia

La recensione

Non ce n'è, stili e tendenze si evolvono, ma alcune band non sembrano affatto interessarsene, lasciando che il mondo corra al loro posto. Nella categoria rientrano a pieno titolo gli Electric Six, talmente fedeli alla propria natura che di prendersi sul serio non se ne parla affatto.

Sono passati ben quattordici anni dal successo di “Fire”, l’album del 2003 che, complice la zampata di Jack White, ha presentato al mondo questa sgangherata compagine di Detroit, incline a combinare buoni riff rock and roll con una voglia sfrenata di fare baldoria senza puntare troppo sul raffinato. Ecco quindi serviti al pubblico inni improbabili come “Gay bar” - il cui video omoerotico di Lincoln alla Casa Bianca è qualcosa di incredibile - e, ancora, “Dance commander” o la più celebre “Danger! High voltage”, con tanto di prova vocale dello stesso White, nascosto sotto mentite spoglie per uno dei passaggi più demenziali di una lunga e invidiabile carriera.

Eppure, di quel grande exploit il gruppo capitanato da Dick Valentine si è tenuto poco, ritagliandosi in fretta una piccola nicchia nella quale ha continuato a produrre nuova musica, senza mai più raggiungere le vette dell’esordio. Ora, con il nuovo “Fresh blood for tired vampyres” gli Electric Six ricercano lo stesso spirito goliardico di un tempo, con brani dall’ironia fine come un badile quali “Dance with dark forces” o “The lover’s pie” - e non serve certo un indovino per capire a quale torta ci si riferisce.

Il cosiddetto "sangue fresco" di questo disco tenta di riportare ordine in una mischia di assortite scemenze, cercando ispirazione più tra i beat elettronici che nelle chitarre distorte. Ci vuole self control per restare del tutto indifferenti a “Space walkin’” o a “I’ll be in touch” (“Ti odio, ma restiamo in contatto”), ma non sempre tutto suona davvero a posto, data la generale tendenza a strafare e risultare un po' scontati. Il problema di fondo del sestetto è di essersi ormai imprigionato nel suo cliché: un minestrone di suoni, definibile con una certa immaginazione come "garage dance" o “disco metal”, che mette insieme rock, punk, garage, funky, disco e chissà cos’altro con un umorismo da caserma, senza nessuna remora nel raccontare storie di infezioni veneree, portentosi flaconi di shampoo e designer posseduti dal Maligno. Certo, ce ne vuole di fantasia per trovare ogni volta nuove amene sciocchezze di questo genere e, così, capita pure che qualche scivolone arrivi facile facile.

Probabilmente “Fresh blood for tired vampyres” non farà strage di ascolti, ma rimane comunque una buona testimonianza di un gruppo che, pur con pochi picchi, è arrivato al suo dodicesimo album grazie a una incrollabile fede nel proprio animo di eterni cazzari.

TRACKLIST

01. Acid Reducer (01:02)
03. Mood Is Improving (04:10)
04. I'll Be In Touch (03:22)
05. Lottery Reptiles (03:33)
08. My Dreams (04:11)
09. I Got The Box (02:49)
10. Lee Did This To Me (03:07)
11. Greener Pastures (03:07)
12. The Lover's Pie (04:03)
13. Space Walkin' (05:10)
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