«LOVE IN THE TIME OF SCIENCE - Emiliana Torrini» la recensione di Rockol

Emiliana Torrini - LOVE IN THE TIME OF SCIENCE - la recensione

Recensione del 07 gen 2000

La recensione

Anzitutto la voce, che è ammaliante e particolare. Morbida, convinta, veramente da italiana cresciuta all’estero. E poi il suono, che sposa coordinate alquanto diverse tra loro: da un lato la lezione icelandic-pop di Bjork, dall’altro molte sonorità ambient trip hop, con dentro un gusto per arrangiamenti maggiormente ortodossi che appare strettamente legato alla scelta del produttore, quel Roland Orzabal che di un certo pop in policromia aveva fatto la sua ragione di vita a cavallo tra gli anni ’80 e i primi ’90. Giovanissima, a soli 21 anni Emiliana Torrini si propone con un disco che sa un po’ di prodigio, visti i tempi che corrono. O forse è che siamo stati abituati male, con la musica per troppo tempo nelle mani di eterni ragazzini mai cresciuti, in perenne bilico tra questioni di purezza artistica e commercialità per pensare a dire la loro e basta. “Love in the time of science” è un bel disco: è importante sapere se venderà? Per l’artista si direbbe di no, probabilmente sarà più importante sentirsi in qualche modo apprezzata. E in questo senso il giudizio su questo lavoro non può che essere univoco: c’è tanta musica messa in ballo tra le 11 tracce dell’album, scritta e realizzata con grande accuratezza, così da dare subito l’idea di un lavoro intrigante, dal quale lasciarsi lentamente avvolgere. “To be free” è un ottimo inizio, dalle atmosfere in qualche modo somiglianti a “7 seconds” di Neneh Cherry e Youssou N’Dour, anche se traslate in un ambito molto più trip hop. E’ bello e confortante ascoltare, tra le pieghe di questo album, suoni e soluzioni ormai arrivati anche nelle produzioni più illuminate del nuovo pop italiano, come quello lavorato da Roberto Vernetti, Luca Rossi, Madaski. Quello che forse qui fa la differenza è una coerenza tra artista e prodotto che difficilmente emerge da molti lavori nostrani, caratterizzati da voci e atmosfere musicali spesso in disaccordo tra loro, con una vena finto frivola che alla fine deprezza tutto il prodotto. “Love in the time of science” è un album completo, che potrà anche essere ancora un po’ immaturo, ma lancia segnali ben precisi alla volta del pop più sperimentale.
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