Fiona Apple - WHEN THE PAWN... - la recensione

Recensione del 18 dic 1999

Il titolo originario – e completo – sarebbe “When the pawn hits the conflicts he thinks like a king what he knows throws the blows when he goes to the fight and he'll win the whole thing 'fore he enters the ring there's no body to batter when your mind is your might so when you go solo, you hold your own hand and remember that depth is the greatest of heights and if you know where you stand, then you know where to land and if you fall it won't matter, 'cuz you'll know that you're right”, ossia una poesia scritta da Fiona in persona e candidamente proposta per il nome dell’album. Di fatto, la Sony stessa sul disco ha scritto soltanto “When the pawn”, senza neanche i puntini di sospensione, della serie «Bella idea il titolo lungo, Fiona, molto artistico, certo, ma adesso lasciaci lavorare…». L’album, fortunatamente, è molto più immediato e confortevole di quel titolo, e mette in luce, rispetto a “Tidal”, progressi quasi insperati. Se quello, nel marasma di complimenti piovutigli addosso dalla stampa di mezzo mondo, risultava comunque alla fine essere un album quasi ‘puberale’ per alcune tematiche e per il mood d’insieme, ingenerando inoltre il sospetto che ci si stesse attaccando al treno Morissette che sconvolgeva la scena con il suo passaggio più o meno nello stesso periodo, “When the pawn” è un frutto maturo, che illustra con dovizia di particolari il mondo musicale di Fiona Apple. Non che sia un mondo lontano anni luce da quello professato dagli accordi di piano o chitarra di Alanis o Tori – o, facendo un bel salto indietro, dalle stelle luccicanti di Carole King e Joni Mitchell – ma il tutto si colora di interpretazioni molto originali e sentite, e da una convinzione diversa. La ragazza che sorride in copertina sembra non preoccuparsi dei pensieri che turbavano lo sguardo ancora minorenne immortalato su “Tidal”, in quello scatto troppo simile a una pubblicità di un giornale femminile per poter convincere sull’onestà del prodotto. Il tempo è passato, a dimostrare che quanto germogliava su quel disco è riuscito a sbocciare su questo, comprese alcune affascinanti implicazioni swing con tanto di sezione archi. Difficile segnalare qualcosa in particolare, anche se l’iniziale “On the bound” merita l’applauso, così come pure “Love ridden” e “Fast as you can”, con una partenza degna di Chick Corea nelle sue incursioni spagnole. Ma in generale “When the pawn” è un bell’album in cui perdersi.

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