Questa introduzione per dire che sta passando sotto silenzio un bel disco. Penalizzato probabilmente da una non elevata radiofonicità: “R U kiddin’ me” è una bella canzone, ma questo non basta più a garantire passaggi radio: ci vuole il “jingle” semipubblicitario, cosa che i rappers sanno benissimo: si parla e straparla, e poi ecco il ritornello preso a prestito da Sting o dai Pink Floyd. Ma non è solo colpa delle radio: i giornali non sono stati sedotti da un disco fatto tra amici nei Paesi Bassi, e non sfoggia joint-venture dagli esiti raramente di vero spessore artistico - ma state certi che un duetto con Lenny Kravitz o Missy Elliott (o alla peggio, Zucchero) le avrebbero concesso più articoli: dateci oggi la nostra contaminazione quotidiana.
Sia chiaro però che l’olandesina al rock dà del tu. Si è prodotta il disco, ringraziando Barry Hay dei Golden Earring e coloro che puntarono sull’immediatezza per produrle “Together alone”. E nel mettersi in proprio ha cercato un sound più elaborato, affiancando ai sempre piacevoli impasti tra la chitarra e la propria calda voce alcune ballate che non nascondono l’origine di certa ispirazione: “Tom aspetta il treno del mattino che ci porterà via / io e il signor Tom Waits non possiamo più aspettare”. Da segnalare anche che la giovane Teeuwe si sente evidentemente sola, essendo passata da “Together alone” a “Urban solitude”. Ma il rancore morissettiano di “It wasn’t me” ci persuade che è il caso di pensarci due volte, prima di innamorarci di lei: guai a far soffrire una cantante. Poi si viene insultati nei dischi. Meglio i messaggi del telefonino.
Tracklist:
“In the sand”
“Don’t”
“R U kiddin’ me”
“Tom Waits”
“Urban solitude”
“U being U”
“Michel”
“The dark”
“My best wasn’t good enough”
“It wasn’t me”
“Cry”
“Body brain”
“My friend”