«TO THE TEETH - Ani DiFranco» la recensione di Rockol

Ani DiFranco - TO THE TEETH - la recensione

Recensione del 15 dic 1999

La recensione

Il meglio del passato del folk-rock affluisce in un album che sa di west coast, dei raffinati passaggi jazzy di Joni Mitchell così come di autostrade, di condensa di fiato sul vetro dei finestrini, di sacchi a pelo e sale d’attesa d’aeroporto. Ani DiFranco scrive testi meravigliosi, li canta su giri armonici che si snodano in un percorso semplice e affascinante, conquista con il suo modo di raccontare, personale e universale al tempo stesso. Il suo produrre musica al di fuori del sistema del business convenzionale è in realtà soltanto la punta di qualcosa di molto intenso e profondo, che è poi il motivo per cui si fa musica. A giudicare da “To the teeth” per Ani non poteva che essere questa la sua vita, un caleidoscopio di immagini che girano intorno e si fermano giusto il tempo di farsi riconoscere. L’odio per ogni tipo di guerra in “To the teeth”, l’amore che torna a farsi sentire in “Soft shoulder” e “Carry you around”, la poesia di “Arrivals gate” e “I know this bar”, le considerazioni sparse che infarciscono gli appunti di “Wish I may”, “Cloud blood”, raccontano piccole grandi verità, spunti di riflessione che chiedono a gran voce tempo per essere ascoltati, penetrati. Le parole di Ani DiFranco sono quelle che spuntano fuori dai diari tenuti in borsa, scarabocchi di appunti che spesso centrano il punto di giornate e settimane altrimenti sempre uguali, piccoli, innocenti colpi al cuore che chiedono a quella porta di aprirsi. All’album partecipa anche Prince, da sempre grande estimatore della cantautrice, qui impegnato nel canto in “Previdence”, mentre musicalmente “To the teeth” mette in mostra una apertura a nuovi suoni e nuovi universi armonici: che la portano un po’ più lontana, forse, dall’ottica folkpunk nella quale era inserita ma al tempo stesso la consacrano artista al di sopra di ogni etichetta. Ani DiFranco ci regala un album splendidamente ispirato, di quelli che cambiano dentro: e frasi come “se sento ancora una volta parlare del diritto di un qualsiasi idiota a possedere il suo strumento di morte prendo tutti i miei amici e me ne vado in Canada, dove almeno morirò di vecchiaia”, che vanno appuntate su un quaderno e fatte leggere agli amici.
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