«THIS HOUSE IS NOT FOR SALE - Bon Jovi» la recensione di Rockol

I Bon Jovi sono tornati a casa: "This house is not for sale"

Dopo un periodo turbolento, il nuovo disco di inediti di Jon Bon Jovi e soci: la recensione di "This house is not for sale"

Recensione del 08 nov 2016 a cura di Marco Di Milia

La recensione

“Questa è casa mia e qui comando io”, parola di Jon Bon Jovi. Per l’ultima fatica in studio della sua band, l’istrionico rocker del New Jersey si è lasciato alle spalle i drammi esistenziali, scomposti e in parte risanati, degli ultimi tempi, con il mestiere e la consapevolezza di chi non deve dimostrare più nulla a nessuno.

Il nuovo “This House Is Not For Sale” è infatti il sorpasso delle traversie che i Bon Jovi hanno accusato nei tre anni precedenti, prima con il duro colpo dell’abbandono del sodale e membro storico Richie Sambora - che assieme a Tico Torres e David Bryan rappresentava il nucleo storico della formazione di “Runaway” - e poi, in rapida successione, con l’altro divorzio, non meno profondo, dalla Mercury, l’unica etichetta per la quale il gruppo abbia militato.

Se da un lato la separazione dal chitarrista sembra sì amichevole ma definitiva - anche se in questi casi il mai dire mai è d’obbligo - quella con la casa discografica si è ricomposta presto e, grazie alla strana congiunzione del mercato musicale - la Mercury, così come molte altre label, non è che una divisione della Universal, la stessa major che ha appena dato alle stampe il nuovo disco, anche se sotto l’egida del marchio Island. Jon si è ritrovato così negli stessi uffici dai quali se n’era andato sbattendo la porta. Un ritorno a casa quindi, e pazienza se solo un anno fa in “Burning bridges” cantava “Beh, ti darò comunque metà delle edizioni / Tu sei la ragione per la quale ho scritto questa canzone”. Uno strappo ricucito però, a detta dei protagonisti, senza scendere a compromessi, perché in trentasei anni di onorata carriera i Bon Jovi assicurano di non aver mai messo in vendita i propri sentimenti.

Il disco si è manifestato agli occhi del cantante nel momento in cui ha visto l’opera realizzata dal fotografo Jerry Uelsmann, prendendo forma intorno all’immagine che ora campeggia in copertina: una casa con grosse radici piantate nel terreno. Integrità e legame con il proprio passato sono i concetti di base, e se ormai da tempo i Bon Jovi  hanno smesso i panni delle star selvagge che infiammavano le folle a colpi di cori epici, ritmi trascinanti e lacca oltre misura, il gruppo non ha perso l''occasione di agguantare fan con nuovi inni, perché Jon e i suoi il proprio mestiere lo conoscono davvero bene. E’ così per “This house is not for sale”, title track e canzone manifesto del disco, con il tiro giusto da arena e un ritornello per direttissima come da copione: “This heart, this soul, this house is not for sale”. Una buona dimostrazione del ritrovato affiatamento di una band a cui in fondo piace da sempre ripercorrere i propri seguitissimi passi senza remore particolari.

Annunciato dal frontman come il disco che avrebbe messo d’accordo sia i fan di “These days” che quelli di “Have a nice day”, tirando le somme, il nuovo punto di partenza è a tutti gli effetti un nuovo capitolo in veste adult oriented rock e da lì non scappa, lasciando così ancora più distanti i fan della prima ora. Non è un problema di credibilità o coerenza ciò che affligge la compagine, quanto piuttosto quello di ricalcare più o meno sempre lo stesso percorso. I brani mid-tempo, tutti piuttosto simili, e le produzioni moderne di “Knockout” e soprattutto di “Born again tomorrow” rischiano di appesantire quanto di buono fatto con gli episodi più intimisti. Tra le imprescindibili ballad del lotto spiccano “Scars on this guitar” con un titolo che sembra richiamare la mancanza dell’ex spalla, e poi, ancora, la springsteeniana “Labor of love” e la conclusiva “Come on up to our house” che tra l’altro riprende il tema portante della casa come metafora per rappresentare la propria unicità.

Una maggiore attenzione nel dosare il materiale a disposizione forse ne avrebbe giovato all’ascolto, vista la prolificità delle session di lavoro, ben rappresentata dall’edizione deluxe e dalle sue infinite varianti: diciassette canzoni nella stampa per il mercato europeo, fino a un numero di diciannove per la versione Tidal. Tra le tracce extra si segnala la ballata strappacuore “Real love”, che avrebbe fatto la fortuna di qualunque playlist romantica, tutta farina del sacco di una band che con i brani di questo tipo ha sempre dimostrato un ottimo feeling.

“This house is not for sale” alla fine ferma nei suoi solchi uno stadio di transizione. Il nome di Sambora per la prima volta non compare nei crediti di nessun brano e la nuova chitarra di Phil X sostanzialmente mantiene un profilo basso, preferendole un suono più conciliante a base di tastiere e quel po’ di elettronica che rende la produzione voluta dal Mr. Bon Jovi - coadiuvato ancora una volta da John Shanks - al passo con i tempi che corrono. Tutto il resto, nel bene e nel male, è rimasto pressoché intatto, lasciando liberi i Bon Jovi di entrare ancora una volta a gamba tesa in ogni classifica da tre decenni a questa parte, perché in fondo Jon Bon Jovi, seppure ingrigito dal tempo, rappresenta sempre quella strana combinazione tra l’intrattenimento buono per le radio e il rock a presa rapida, ma sempre fondamentalmente innocuo e benvoluto, nonostante nel corso degli anni la sua grinta tamarra sia stata sostituita da una veste più sobria e patinata. In più, a chiusura completa del cerchio, il disco è stato registrato ai Power Station Studios di New York, quelli dove il giovane Jon portava il caffè agli artisti impegnati nelle registrazioni e dove, poi, avrebbe messo insieme i pezzi del primo album nelle ore buche della sala. Un’altra epoca e in parte un gruppo diverso, ma come la casa in copertina, finché ci sarà un terreno così vasto, le radici avranno di che rallegrarsene per molto tempo ancora.

TRACKLIST

03. Knockout (03:30)
04. Labor of Love (05:03)
06. Roller Coaster (03:40)
07. New Year’s Day (04:27)
11. Reunion (04:14)
13. Real Love (04:34)
14. All Hail the King (04:54)
15. We Don’t Run (03:16)
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