«NIDO - Cristina Donà» la recensione di Rockol

Cristina Donà - NIDO - la recensione

Recensione del 07 dic 1999

La recensione

Cristina Donà è un caso. Pochi debuttanti hanno potuto godere del passaparola nato e cresciuto intorno alle sue prime esibizioni. Pochi hanno visto celebrare il proprio album d’esordio come è successo a lei con “Tregua”, un paio di anni fa. Forse nessuno ha ricevuto – come lei – complimenti e segni d’apprezzamento sinceri da parte di mostri sacri come Robert Wyatt e David Byrne. Ma “Tregua” è piaciuto anzitutto al pubblico, di solito all’oscuro riguardo a eventuali griffe artistiche e – giustamente – assai più attento alla musica e alle emozioni. E’ lì che Cristina Donà ha colpito al cuore, nel corso di esibizioni che sono diventate piccoli eventi di culto per un pubblico sempre più numeroso e ‘addentro’ a quel mondo, come nel caso di una recente serata che l’ha vista protagonista di un brillante set al festival Frontiere, a Milano. Insomma, Cristina Donà è un caso e basta. E se “Tregua”, oltre a regalare emozioni, snocciolava promesse, “Nido” le mantiene tutte. Se ascoltare musica è a volte un’esperienza che regala poche emozioni, “Nido” è una splendida eccezione. Anzitutto per le immagini. “Nido” ne ha molte, racchiuse tra le righe dei testi, capaci venire fuori all’improvviso e di frastornare con la loro bellezza. Dall’iniziale “Resto tra gli alberi/verso l’interno/lontana dagli altri/con una rosa al polso…”, (“Nido”), alla conclusiva “l’orizzonte scappa/se non hai meta/lontano da te/l’uomo sbrana l’uomo/succhia la preda/e dimentica” (“Mangialuomo”), il secondo album di Cristina Donà si snoda attraverso un percorso fatto di testi intensi e al tempo stesso spesso ironici, capaci di raccontare mali e manìe, fragilità socialmente accettate e distonie civilizzate, lasciando intravedere al tempo stesso candore e redenzione: “torna la pioggia a cambiare le cose/ ma è un demone innocuo che non mi confonde/tienimi nelle tue mani grandi/come acqua nei laghi/ versami sugli occhi stanchi appena chiusi…” (“L’ultima giornata di sole”). Le atmosfere musicali cambiano di continuo, tessendo una tela che è in ogni momento riconducibile alla personalità di Cristina Donà, anche se a tratti emerge il grande e prezioso lavoro di produzione svolto da Manuel Agnelli (Afterhours), da sempre grande estimatore di Cristina. Oltre a essere uno splendido album di canzoni ‘nuove’, “Nido” è un prodotto commerciabile fatto di un paio di sicuri singoli - “L’ultima giornata di sole”, “Goccia” – e di canzoni che sono sicuramente più radio friendly di quelle contenute sul precedente “Tregua”.La partecipazione di ospiti come Robert Wyatt – in “Goccia” – è solo un ulteriore esempio di come certa nostra musica si sia fatta ormai adulta e capace di parlare da sola – e con forza – al cuore di tutti.
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