«FLOTUS (FOR LOVE OFTEN TURNS US STILL) - Lambchop» la recensione di Rockol

I Lambchop giocano con l'elettronica in "FLOTUS": la recensione

Il genio di Kurt Wagner colpisce ancora: ecco il nuovo album dei Lambchop, tra folk e sperimentazione.

Recensione del 08 nov 2016 a cura di Vittoria Polacci

La recensione

Con il 2016 si festeggia la “cifra tonda” di una lunga serie di artisti e album. Forse rischia di passare inosservato, tra gli anniversari di gente come Ramones, Bob Dylan,  Beach Boys, Simon & Garfunkel, il traguardo per i Lambchop, che celebrano i ben 30 anni di unione con il loro ultimo album “FLOTUS”.

Nel corso degli anni, i Lambchop sono stati la creatura  del geniale Kurt Wagner, epicentro di un collettivo di musicisti uniti attorno al marchio. Questo aspetto sembra essere stato un punto di forza del gruppo di Nashville, e lo si percepisce chiaramente ascoltando i 12 album da loro pubblicati: ognuno presenta forti differenze dall’altro ma conserva allo stesso tempo una traccia stilistica importante che riconduce all’identità musicale di Wagner. E la loro musica riflette la stessa atmosfera: l’aspetto country e folk è legato all’intensità dei testi proposti ma il genere si lascia apertamente contaminare di volta in volta, sensibile alle suggestioni che guidano lo stesso Kurt Wagner nei suoi progetti e nelle sue personali ricerche. 

Tutti questi aspetti si ritrovano in “FLOTUS”, che non è la nota abbreviazione di "First lady of the United States" (il presidente viene invece chiamato POTUS), ma di "For Love Often Turns Us Still".

Wagner, a questo giro, gioca con l'elettronica e produce  un album circolare, che si apre sulla lunga traccia di “In care of 8675309” e si chiude sull’altrettanto lunga “The hustle”, che cita nel finale dei suo 18 minuti la storica hit di Van McCoy (Wagner ha raccontato di essere stato invitato a ballarla ad una festa dalla moglie, avere gentilmente declinato l'offerta, e di avere in seguito scritto la canzone sull'esperienza).

Ci si può far cullare dalla opening track, con una piacevole linea di basso ciclica e ripetitiva: un pezzo che rischierebbe senza dubbio di scadere nell’ipnotico se non si tenesse in considerazione il sottile e variopinto cantautorato di Wagner. L’intero album è caratterizzato dall’utilizzo massiccio di effetti per la voce, dall’autotune al vocoder, che vanno a distorcere il timbro baritonale del frontman - e in certi momenti ricorda un po' l'uso che ne fa Justin Vernon nei Bon Iver.

In generale, Wagner usa molto l’elettronica: dalla batteria campionata e placida di “Directions to the Can”, affiancata dall’uso di sequenze, alla più malinconica e pigra title track “Flotus”, in cui la melodia galleggia su ritmi sempre più articolati, alla complessa “NIV”, con la scelta acuta di suoni metallici e quasi meccanici. Questa apertura tra i meandri dell’elettronica è forse frutto del progetto lanciato da Kurt Wagner nel corso del 2015 chiamato HeCTA, un gruppo che unisce gli elementi della forma “canzone” alle sfumature più interattive della “stand up comedy”, il tutto sotto il comune denominatore della musica elettronica.  Particolarmente degno di nota è il brano “Howe”, per il suo incedere frammentato e per il suo originale groove di basso che disegna delle interessanti melodie.

Insomma, la curiosità irrequieta di Wagner verso tutti gli stimoli e le contaminazionie fa di “FLOTUS” un altro gioiello dell'alternative country, una defininzione già stretta in passato per il marchio Lambchop, e oggi ancora più limitante per un disco bello e imprevedibile come questo.

 

TRACKLIST

01. In Care of 8675309 (11:51)
03. Flotus (03:29)
04. JFK (05:32)
05. Howe (04:05)
06. Old Masters (04:43)
07. Relatives #2 (05:25)
08. Harbor Country (03:26)
09. Writer (03:41)
10. NIV (04:35)
11. The Hustle (18:12)
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