«LAZARUS - ORIGINAL CAST RECORDING - David Bowie» la recensione di Rockol

David Bowie - LAZARUS - ORIGINAL CAST RECORDING - la recensione

Recensione del 21 ott 2016

La recensione

di Gianni Sibilla

Preparate i fazzoletti, perché qua ci si commuove, si piange, e si celebra nel modo migliore la scomparsa di uno dei più grandi di tutti i tempi. David Bowie, ovviamente.

La storia del disco
“Lazarus” è il titolo della canzone contenuta in “Blackstar”, l’album-capolavoro di Bowie uscito lo scorso 8 gennaio, 2 giorni prima della sua morte. Il brano è anche quello che dà il titolo al musical di David Bowie e Enda Walsh, sequel de “L'uomo che cadde sulla Terra”. Lo spettacolo ha debuttato il 7 dicembre 2015 al New York Theatre Workshop e sta per sbarcare, l’8 novembre, a Londra, al al King Cross Theatre. 

“Lazarus” è anche il titolo del “Cast album”, ovvero delle registrazioni da parte degli attori/cantanti delle versioni delle canzoni di Bowie contenute nello spettacolo teatrale. Il primo motivo per cui si piange? Le canzoni sono state incise l’11 gennaio, quando i musicisti avevano appena saputo della morte di Bowie.

Come suona e cosa c’è dentro.
Secondo motivo per piangere, che poi è il primo in assoluto. Il Secondo CD, contiene quattro brani. La stupenda “Lazarus”, che già conosciamo, con quel suono rock scuro, quello stupendo assolo di sassofono, e quelle parole che oggi fanno venire i brividi (“Look up here, I'm in heaven/I’ve got scars that can’t be seen”). E poi tre brani inediti, gli ultimi incisi da Bowie prima di morire, con la produzione di Tony Visconti e gli stessi musicisti di “Blackstar”
“No plan” è perfettamente in linea con la musica del disco: oscura, ipnotica, inquietante, anche le qua con parole che tolgono il fiato: “Here, there’s no music here” e poi ancora “This no place, but here I am, this is no plan”. Bellissima e commovente, con un altro assolo di sax finale da brividi.
“Killing a little time” è un rock duro, basato su un riff di chitarra, che inizialmente più i momenti di “The next day”, poi si chiude su un’orchestrazione quasi jazz e un assolo di sax da free jazz. Anche questa, stupenda.
“When I Met you” è un altro rock, ma più minimale, con chitarre meno forti, e una forte componente ritmica, come nell’album. Suona come classico Bowie.
E poi c’è il “cast album”, con le canzoni reinterpretate. La voce di Michael C. Hall a tratti ricorda molto quella di Bowie, e in scaletta sono comprese sia questi tre inediti, che i classici di Bowie, spesso in versione abbastanza fedele all’originale. Bella la versione minimale e rallentata di “Heroes” cantata da Michael C. Hall, Sophia Anne Caruso e dal cast.

Perché ascoltarlo
Dobbiamo davvero spiegarvi perché ascoltare le ultime canzoni incise da Bowie? Ma, a prescindere dall’emozione che suscitano, sono bellissime e dimostrano lo stato di grazia che Bowie ha conservato fino alla fine.  Anche il cast album ha un notevole interesse - sia per il momento in cui è stato registrato, sia perché fa venire una gran voglia di vedere il musical.

La canzone fondamentale
Se dovessimo sceglierne una, e una soltanto - cosa quasi impossibile - diremmo “No plan”, che ribadisce le atmosfere di “Blackstar”.

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