«A PLACE FOR US TO DREAM - Placebo» la recensione di Rockol

Placebo - A PLACE FOR US TO DREAM - la recensione

Recensione del 08 ott 2016 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Giugno 1996. Nelle classifiche musicali britanniche si affaccia un quartetto alternative rock londinese guidato da un ragazzo con una voce un po' nasale e un aspetto androgino. Il ragazzo si chiama Brian Molko, è nato in Belgio e ha trascorso la sua infanzia in giro per il mondo (seguendo gli spostamenti del padre, banchiere internazionale), salvo poi trasferirsi a Londra a 17 anni per studiare recitazione, coltivando al tempo stesso la sua passione per il rock grazie ad alcune esibizioni nei locali della capitale britannica. Il fortunato incontro con il bassista e chitarrista Stefan Osdal e con i musicisti Robert Schultzberg e Steve Hewitt è la scintilla che, nel 1992, aveva fatto nascere quel quartetto: i Placebo. Il disco con cui la band si affaccia sul mercato - dal titolo eponimo - è registrato a Dublino, in Irlanda, ed è solo il primo capitolo di una storia lunga vent'anni, avvincente e ricca di cambi di scena. "A place for us to dream" è la raccolta con la quale Brian Molko e compagni hanno voluto festeggiare i primi vent'anni trascorsi dalla pubblicazione del loro primo album, tracciare un bilancio e fare il punto della situazione.





In "A place for us to dream" ci sono i momenti clou di quella che è stata la storia dei Placebo fino ad oggi: dal primo singolo "Bruise pristine" del 1995 (che ha segnato l'esordio della band), fino a "Jesus' son" (la canzone inedita scelta come singolo apripista della raccolta). La narrazione è suddivisa in due dischi e non segue un ordine cronologico: la raccolta si apre con "Pure morning" (dal secondo album "Without you I'm nothing" del 1998), prosegue con il singolo "Jesus' son", poi torna indietro nel tempo con "Come home" del 1996. Il singolo d'esordio "Bruise pristine", giusto per fare un esempio, arriva solamente in mezzo al secondo disco. I 36 pezzi scelti dai Placebo ripercorrono tutte le loro evoluzioni sonore: si va dall'alternative rock di "Come home" al pop punk di "Loud like love", passando per il britpop di "You don't care about us", il neo-glam di "Special K", "The bitter end", "Because I want you" e "Battle for the Sun", fino a tornare alle radici alternative rock di "Jesus' son" (che è un po' la sintesi di questi vent'anni). E poi ci sono i compagni di viaggio: c'è la voce di David Bowie in "Without you I'm nothing", quella di Alison Mosshart in "Meds" e quella di Michael Stipe dei R.E.M. in "Broken promise".

"A place for us to dream" è una bella istantanea di quelli che sono oggi i Placebo, arrivati al traguardo dei vent'anni di attività discografica. Chi conosce poco la band - o chi non la conosce per niente - e ha voglia di approfondire un po' la storia, con questi due dischi può farsi una buona idea di quello che è stato il percorso di Brian Molko e soci fino ad oggi. Chi invece li segue da vent'anni e queste canzoni le conosce tutte a memoria, può stemperare l'attesa di ascoltare il prossimo album in studio dei Placebo con i cinque brani inediti contenuti all'interno dell'EP "Life's what you make it", prodotti da Adam Noble, che esce in concomitanza con la raccolta in formato vinile: la dance-rock degli ultimi Kasabian in "Life what you make it", l'alternative rock in stile "Losing my religion" dei R.E.M. di "Twenty years" (presente sia nella registrazione dell'esecuzione sul palco all'Europavox Festival del 2015 che in versione pianistica), le sonorità più boweiane di "Autoluminescent" e "Song #6".

TRACKLIST

03. Come Home (05:09)
05. Too Many Friends (03:34)
09. The Bitter End (03:11)
10. Without You I'm Nothing - Single Version (04:11)
13. Soulmates (03:06)
14. Meds - Single Version (02:54)
17. Infra-Red (03:15)
19. B3 - Radio Edit (03:53)
21. Teenage Angst (02:41)
23. Ashtray Heart (03:38)
24. Broken Promise (04:13)
27. This Picture (03:33)
28. Protège Moi (03:15)
30. Black-Eyed (03:47)
31. Lazarus (03:24)
35. Special K (03:49)
36. Loud Like Love (04:26)
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