«THE LAST TOUR ON EARTH - Marilyn Manson» la recensione di Rockol

Marilyn Manson - THE LAST TOUR ON EARTH - la recensione

Recensione del 25 nov 1999

La recensione

La tentazione sarebbe quella di prendere il disco come pretesto e partire pindaricamente per una disamina sul personaggio Marilyn Manson e sullo stato del rock attuale. E le sdegnose ironie continuamente riversate dai critici sul controverso shock-rocker (anche di recente, per la sua performance agli Mtv Awards), non fanno che alimentare detta tentazione. Anche perché quando il rock produce qualcuno che provoca commenti sprezzanti da parte degli adulti, vuol dire che almeno una delle sue missioni istituzionali è compiuta. Eppoi, trattandosi di un live, quale migliore occasione per pontificare sul “reverendo” e sul suo show, talmente importante nell’economia della sua arte da suggerire ai fans l’acquisto della videocassetta prima che del cd?
Pure, forse vale la pena resistere alla tentazione. Perché in fondo, quello che non viene fatto quasi da nessuno - e del resto, fa parte del gioco di MM - è affrontare la questione principalmente dal punto di vista musicale. Per scoprire che questo è il disco più abbordabile dell’anticristo Brian Warner; persino più del tuffo nel “glam” di “Mechanical animals”. Siamo decisamente dalle parti di Alice Cooper, ma senza che la tensione e il cupo dolore con cui vengono interpretati i brani più solenni riescano a trovare sfogo in una liberatoria “School’s out” o “Elected”. Anche le scariche di adrenalina di “Rock is dead” o “Irresponsible love anthem” sembrano sempre trattenute da un nodo in gola, quello che prende il sopravvento in “Sweet dreams” o nella disperatamente romantica “The last day on Earth”. La rappresentazione, finalmente, fuoriesce dalle note del disco e non solo dalle provocazioni o dalla teatralità del pallido spilungone. E’ vero altresì che quando queste mancano, ci si accorge che, parlando di “anthems”, di inni, ne manca uno vero. Ci vorrebbe la canzone con la “c” maiuscola, per alzare ulteriormente il giudizio su un disco così concepito. Invece, come a tutto il metal americano attuale, la capacità di impatto comunicativo immediato non sembra rientrare nel patrimonio genetico di Manson. Ma per qualche motivo, noi da lui (o da altri, ma da lui in particolar modo) continuiamo ad aspettare un inno. Dire che si tratta di una scelta intenzionale sarebbe un po’ eccessivo. Specie pensando agli incredibilmente devoti spettatori del suo ultimo concerto italiano che hanno osannato Manson perché, in realtà, in attesa di un qualunque profeta. Tutto è pronto. Possibile che lui non lo sia?
Tracklist:

“Inauguration of the mechanical Christ”
“The reflecting God”
“Great big white world”
“Get your gunn”
“Sweet dreams/Hell outro”
“Rock is dead”
“The dope show”
“Lunchbox”
“I don’t like the drugs”
“Antichrist superstar”
“The beautiful people”
“Irresponsible hate anthem”
“The last day on Earth”
“Astonishing panorama of the end times”
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