LA TERZA GUERRA MONDIALE

La Tempesta Dischi (CD)

Voto Rockol: 4.0 / 5

di Marco Jeannin

I modi forse sono cambiati, ma la sostanza rimane la stessa. Il tempo in cui gli Zen Circus ci mandavano affanculo è diventato il tempo degli Zen Circus che cantano sulle macerie di una guerra mondiale, sussurrandoci che andrà tutto bene. Perché se i modi sono sì cambiati - e al nono disco ci si può effettivamente dedicare a sfornare dieci singoli basati esclusivamente su chitarra, basso, batteria e voce - la sostanza è che Andrea Appino (e di conseguenza gli Zen Circus) non ha perso un briciolo di voglia di provocare, senza mandarla a dire: “Pisa merda” mi sembra un titolo piuttosto chiaro. Che poi manco è vero, nel senso che lo sappiamo tutti che Appino lo fa apposta a spararla grossa, come ha sempre fatto e come, all’alba dei diciotto anni di carriera che lui, Ufo e Karim hanno appena festeggiato, continua a fare. Ora non resta che aspettare che a vent’anni i ragazzi diventino effettivamente tutti degli stronzi, e la profezia si potrà dire compiuta. Scherzi a parte, dopo aver ripetutamente ascoltato la “La terza guerra mondiale”, e sottolineo ripetutamente, anche io ho delle cose da dire.  

Innanzi tutto è vero che i dieci pezzi che sono finiti sul disco, a quanto pare selezionati da un roster di una quarantina, sono tutti potenziali singoli: “La terza guerra mondiale” è stato anticipato da “Ilenia” che più di tutti incarna lo spirito con cui gli Zen hanno affrontato il nuovo lavoro. Come si diceva poc’anzi, l’intenzione era di fare un disco scritto e suonato in tre, senza troppi ammennicoli, così da poter poi essere riprodotto fedelmente dal vivo. Ecco, “Ilenia” me la immagino tale e quale su un palco a caso del tour che, suppongo, toccherà l’Italia intera. “Ilenia” che comunque è un buon singolo a prescindere, con il tiro giusto e l’esatta dose di pop necessaria a fartelo rimanere bene in testa. Ho apprezzato poi l’idea della terza guerra mondiale come motore scatenante della serie di riflessioni sulla società che Appino ha condensato in pezzi come la buonissima titletrack, un piccolo instant classic in casa Zen, e “Zingara (il cattivista)”, che ho trovato invece un po’ più scontata e appesantita da un arrangiamento che mi suona quasi didascalico. Avrei preferito che la vena più roccheggiante venisse fuori maggiormente in purezza, cosa che succede in altri momenti del disco, vedi il post punk di “San Salvario” e “Terrorista”, vera e propria gemma power pop. Un pezzo elegante, intelligente, accessibile eppure sempre così malinconico: “Signora ecco cosa voglio fare / voglio correre veloce non importa dove / voglio cadere e non aver paura del dolore / voglio ridere e gridare fino a svenire / voglio piangere senza dovermi vergognare / spaccare cose senza poi doverle riaggiustare / voglio esser stretto forte fino a soffocare / signora questo è il terrorismo che io voglio fare / stringimi amica mia che scivola via / tutta questa ricchezza la tranquillità / danzeremo anche sotto le bombe”.

Una malinconia che pervade tutto il disco e che le melodie e i ritornelli possono mascherare fino a un certo punto. A chiusura del lato A del disco arriva infatti “L’anima non conta”, parentesi neorealista in cui il racconto di Appino esercita un’attrazione quasi magnetica e ci fa chiedere come andrà a finire questa guerra con noi stessi. Finirà che “Andrà tutto bene”: “… non so cos’è che non va in me / sarà che dormo poco e ascolto musica sbagliata / i miei cantanti / ti giuro tutti quanti / sono bugiardi / falsi / infantili ed arroganti / e nelle vie del centro esplode la rivoluzione / fra un aperitivo e i saldi di fine stagione / e tutti ascoltano dovunque sempre la stessa canzone / all’unisono alla radio e alla televisione / ripete un ritornello e dice che andrà tutto bene / ma tu come è che stai tu / nessuno lo chiede più / quello che dalla musica la gente vuole / è sentirsi dire che andrà sempre tutto bene”.

All’appello mancano “Non voglio ballare” e “Niente di spirituale”, che ho tenuto in fondo perché secondo me sono i pezzi che alla lunga amerò di più. Quelli con il giusto equilibrio di tutto quello che sono gli Zen per me: una band di pazzi scapestrati che fanno, dicono e suonano ancora quello che vogliono, ma che ritrovo oggi con un’adolescenza musicale definitivamente alle spalle, e non solo dal punto di vista anagrafico. La rabbia ha lasciato il posto alla disillusione: il tempo passa e, per come la vedo io, non c’era modo migliore di festeggiare la maturità che con una bella terza guerra mondiale.

TRACKLIST

01. La terza guerra mondiale - (03:17)
02. Ilenia - (03:47)
03. Non voglio ballare - (04:32)
04. Pisa merda - (04:05)
05. L'anima non conta - (05:43)
06. Zingara (Il cattivista) - (04:31)
07. Niente di spirituale - (03:33)
08. San Salvario - (03:20)
09. Terrorista - (02:50)
10. Andrà tutto bene - (10:27)