«DONKEYS 92-97 - Tindersticks» la recensione di Rockol

Tindersticks - DONKEYS 92-97 - la recensione

Recensione del 06 gen 1999

La recensione

Una gradita raccolta, questa dei Tindersticks, che si confermano gruppo eccentrico ed ammaliante quanto basta per vivacizzare l’andamento di una dozzina di brani con un repertorio musicale assai vario. La band di Nottingham è capace di attingere dalle cupe oscurità di casa Cave come dal perverso fascino a la Gainsbourg, dalle atmosfere orchestrali di certa musica cinematografica d’oltreoceano a un filone country sotteso a certa produzione rock e venuto fuori grazie alla voce suadente e le delicate atmosfere retro di un Chris Isaak qualunque. La partenza del disco, con "Patchwork" e "Her", fa ben sperare, ma il meglio arriva dopo un po’: dimenticate la cover di "I’ve been loving you too long", omaggio commesso ai danni di Otis Redding, e concentratevi piuttosto su "Travelling light". Passate a "Plus de liaisons", un capolavoro di arte della seduzione, voce profonda tra fumo di sigarette (ci denuncerà il Codicons per la citazione? Tex, non ti avranno mai...!) e atmosfera da velluto nero, Gainsbourg ne sarebbe orgoglioso. E a proposito dello chansonnier maudit francese, cosa ne pensate di "A marriage made in heaven", conturbante duetto per orchestra e Isabella Rossellini che tanto ricorda i numeri a due fatti da Gainsbourg con Jane Birkin e Brigitte Bardot? In mezzo, tanti piccoli classici, da "Here" a "Tiny tears", da "Bathtime" alla straordinaria "For those...". È lì che il disco quasi sembra interrompersi: ma dopotutto da un greatest hits che raccoglie soltanto cinque anni di materiale non era lecito aspettarsi di più. Per raffinati.

Tracklist:
"Patchwork"
"Marbles"
"Her"
"City sickness"
"Travelling light"
"I’ve been loving you too long"
"Plus de liaisons"
"Here"
"Tiny tears"
"Bathtime"
"A marriage made in heaven"
"For those..."

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