«MINOR VICTORIES - Minor Victories» la recensione di Rockol

Minor Victories - MINOR VICTORIES - la recensione

Recensione del 13 set 2016 a cura di Marco Di Milia

La recensione

Non lo chiameremo supergruppo perché è una etichetta in cui diretti interessati non si riconoscono, eppure non ci sono molti altri modi per definire un collettivo in cui militano Rachel Goswell degli Slowdive, il chitarrista dei Mogwai Stuart Braithwaite, Justin Lockey degli Editors e suo fratello James, di professione regista. Classificazioni a parte, i Minor Victories hanno attirato l’attenzione fin dal primo timido romour a loro titolo, dato che, tra le mille possibilità di collaborazione, quella fra tre esponenti di formazioni di culto dell’area alternativa e un videomaker non passa certo inosservata. 

 

Minor Victories, eponimo album di questa superband - pardon, band - sorprende per la sua sfida riuscita di bilanciare con certosina precisione le esperienze pregresse dei quattro. In una sintesi perfetta di differenti espressioni artistiche, l’immaginario filmico tipico dei Mogwai, la potenza degli Editors e anche il tocco shoegaze degli Slowdive convivono in un corpo solo che riflette il principio secondo cui il tutto è più della somma delle sue parti.

Nelle note si legge che la lavorazione è avvenuta in modalità “social”, tramite scambio di idee, informazioni e materiale via internet, senza incontrarsi di persona e soprattutto senza sapere di preciso quale direzione stessero realmente prendendo. A ben vedere anche le conoscenze nel gruppo non è che fossero così strette - Rachel e Justin avevano già lavorato insieme nell’ultimo lp degli Editors, mentre Stuart è stato introdotto proprio dalla cantante, in osservanza del classico schema “amici di amici” - ma la loro coesione, virtuale o reale che sia, è qualcosa di tangibile e capace di generare un sound dalla carica emotiva dirompente, con in più la giusta dose di drammaticità che in questi ambienti non guasta mai. I toni sono crepuscolari come d’altronde ci si poteva aspettare dai musicisti coinvolti: i tempi si fanno dilatati, le costruzioni orchestrali si incastrano a ritmiche dritte e una solida venatura elettronica di synth e tastiere sostiene la voce delicata e un po’ algida della Goswell. L’introduttiva “Give up the ghost”, con il suo incedere epico e celebrativo è un’ottima rappresentazione dello spettro sonoro dei Minor Victories, contraddistinto da un’indole notturna ma anche in grado di concedersi delle aperture pop che sanno sciogliere la tensione creata.

Sognanti, eteree e malinconiche le tracce del disco costruiscono un muro di suoni che non dà nulla per scontato, marziale e decadente al tempo stesso (Breaking my light” e “Out to sea”), estatico e violento ma anche libero di lasciarsi andare alle sue pulsioni più romantiche, come negli episodi a due voci “For you always (con Mark Kozelek, già Sun Kill Moon) e la sorniona “Scattered ashes (song For Richard)", dove la Goswell duetta con James Graham dei Twilight Sad. Un racconto per immagini che non ci sono, seguendo una sceneggiatura che esplode definitivamente con le conclusive “The thief” e “Higher hopes” le cui lunghe tessiture strumentali hanno un valore finale quasi liberatorio.

In tutto questo, Minor Victories si caratterizza come un album umorale, dalle indefinibili suggestioni cinematografiche (ovviamente virate sul bianco e nero), che mette in equilibrio le distintive sonorità di riferimento dei suoi artefici. Non resta quindi che attendere il quartetto dal vivo e, per quanto fatto in studio, le aspettative non possono essere che alte.

TRACKLIST

01. Give Up The Ghost (03:40)
02. A Hundred Ropes (03:54)
03. Breaking My Light (06:25)
05. Folk Arp (06:41)
06. Cogs (03:18)
07. For You Always (03:50)
08. Out To Sea (04:09)
09. The Thief (07:25)
10. Higher Hopes (06:19)
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