«FURNACES - Ed Harcourt» la recensione di Rockol

Ed Harcourt - FURNACES - la recensione

Recensione del 12 set 2016 a cura di Vittoria Polacci

La recensione

Ed Harcourt è un cantautore controverso: apprezzato dagli intenditori per l’onestà e ricchezza dei suoi testi ma immeritatamente meno noto al grande pubblico, in certi casi la sua attenzione si rivolge al senso intimo delle parole, altre volte il significato fatica a emergere sotto la coltre spessa dei suoni raffinati. L’album “Furnaces” segna una svolta “cupa” nel sound del musicista. È evidente lo zampino di Mark “Flood” Ellis, già produttore di PJ Harvey, Sigur Ros e Smashing Pumpkins, che ha donato quelle sonorità evocative e leggermente inquietanti, a sostegno del materiale testuale che Harcourt aveva già pronto nel cassetto dal lontano 2009.

Rispetto ai lavori precedenti – dal più lontano “Here be monster” del 2001 al più recente “Time of dust” del 2014 – l’ultima fatica del polistrumentista inglese dimostra sicuramente un piglio più maturo, in cui i suoni si miscelano bene ai testi irrequieti. Si parla del lato oscuro dell’umanità sotto forma di strano presagio (“The world is on fire”), dell’impulsività che rischia di nuocere agli altri (“Dionysus”), dei cambiamenti repentini in cui versa l’animo umano (“Loup garou”), della contraddizione di essere allo stesso tempo pieno e privo di speranza (“Antarctica”). Dal punto di vista strettamente musicale i suoni sono talvolta suggestivi e tranquilli, come nell’”Intro” in apertura del disco, talvolta più aggressivi e spesso accompagnati da bassi massicci come nel singolo “The world is on fire”, o da effetti alla voce, resa quasi un’eco distante, come in “Nothing but a bad trip”. La partecipazione di alcuni ospiti, dai gusti coerenti con il sound ricercato, si dimostra una sorta di ciliegina sulla torta: la batteria essenziale di Stella Mozgawa (delle “Warpaint”) sulla title track pop “Furnaces”, il basso di Tom Herbert (del gruppo jazz sperimentale “Polar bear”) e la sezione ritmica di Michael Blair (già collaboratore di Tom Waits) nella ricchissima “Dionysus”, e i cori sussurrati di Hannah Lou Clark.

«Volevo fare un disco con il quale le persone potessero piangere, fottere e combattere» ha dichiarato Harcourt: ora, non posso garantirvi che l’ascolto riesca a scatenare questo tipo di reazione, ma ci troviamo senza dubbio di fronte a un lavoro ben prodotto e musicalmente interessante.

TRACKLIST

01. Intro (01:42)
03. Loup Garou (04:52)
04. Furnaces (03:53)
05. Occupational Hazard (04:28)
06. Nothing But A Bad Trip (04:20)
07. You Give Me More Than Love (05:38)
08. Dionysus (04:21)
09. There Is A Light Below (02:49)
10. Last Of Your Kind (04:55)
11. Immoral (05:11)
12. Antarctica (04:35)
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