«DANCING WITH BAD GRAMMAR - L.A. Salami» la recensione di Rockol

L.A. Salami - DANCING WITH BAD GRAMMAR - la recensione

Recensione del 09 set 2016 a cura di Marco Di Milia

La recensione

L.A. Salami: no, non stiamo cercando di convincervi della bontà di un’industria californiana di insaccati ma di quella di uno stiloso giovanotto londinese che risponde al nome proprio di Salami. Più precisamente, Lookman Adukunle Salami, conosciuto con il nome di L.A., è un moderno cantastorie di città, tanto attento quanto irriverente nel descrivere la società nella quale si muove, tra il lavoro di barman che svolge(va) su turni e quello di musicista in compagnia della fida chitarra acustica, regalatagli il giorno del suo ventunesimo compleanno.

Il suo nome ha iniziato a circolare con una certa insistenza grazie alle sfilate di Burberry - si era detto che il ragazzo aveva stile - dopo che il capo dei creativi della casa di moda, tale Christopher Bayley, l’ha scelto per accompagnare le passerelle della stagione invernale. Insomma, niente male per chi è abituato ad arrabattarsi per far conoscere la propria musica oltre i confini di quartiere. Eppure, nonostante i completi di tweed, i pantaloni a sigaretta e una certa maestria per le nuvole di fumo da navigato tabagista, il canzoniere di L.A. non è affatto alla moda: quello che potrebbe essere etichettato come urban folk, è in realtà una commistione di generi differenti con profonde radici nel passato ma che guarda in faccia al presente perché è musica di strada che metabolizza e digerisce ciò che la città ha da offrire, nel bene e nel male. Nella sua arte troviamo infatti, oltre a una voce morbida e pungente, un’ottima penna, capace di fotografare a pieni colori pregi e difetti del vivere moderno. Con queste premesse, dopo due ep di assaggio delle proprie potenzialità, è arrivato ora il momento di “Dancing with bad grammar”, l’album d’esordio in cui L.A. Salami concentra le tematiche e gli stili da cui ha tratto ispirazione.

C’è il blues, il folk, qualche accenno di hip hop e una palese attenzione per le canzoni di protesta di decenni addietro; ci sono chiaramente echi di Bob Dylan e di Nick Drake, ma il nostro Salami riesce ad essere contemporaneo e sorprendente quanto basta per non suonare affatto derivativo. La sua opera prima si ascolta con la dovuta attenzione perché nonostante i toni accomodanti, ogni parola ha un peso “politico” e i singoli brani sono parte del racconto sul grande rifrullo dei nostri tempi, in cui non mancano gli episodi più contorti e stradaioli, come le stilettate elettriche di “Going mad as the street bins” o il reading un po’ sguaiato di “Papa Stokely (skit)” che suona come un pugno nello stomaco, lì a metà scaletta. Nel singolo “The city nowadays” c’è tutto il riassunto della poetica arguta di Salami, in una descrizione della realtà di Londra che potrebbe essere quella di una qualsiasi città, in cui l’uomo ordinario vive le sue quotidiane frustrazioni a colpi di luoghi comuni: “I’ve got heartache, headache, high cholesterol, low self esteem. / The terrorists are out to get me because I approved of Noam Chomsky beating on his chest. / Illegally downloading music’s become too easy / it’s destroying the culture. / But I don’t wanna pay for it / fuck that. I’ve got bills to pay, I’ve got food to eat / I don’t earn that much money / There are jobs nowhere, I can’t find any!”

Con l’occhio attento di chi conosce bene il mondo che gli gira intorno, Salami confeziona un disco dalla grande forza descrittiva degli anni al tempo della crisi. Superando i confini di genere, “Bad grammar” riesce ad essere uno spaccato di vita urbana profondamente umano e consapevole, in un periodo storico in cui il linguaggio rap ha quasi del tutto perso la sua primaria funzione sociologica. Inoltre quella voce calda ci riporta in fretta all’estate appena passata, lasciandoci a fine corsa con quel sapore dolceamaro delle cose perdute.

TRACKLIST

01. Pete The Monkey; The Baptism Of Petter The Young
01. Going Mad As The Street Bins
02. & Bird
03. No Hallelujahs Now
04. Anything's Greener Than Burnt Grass
07. Papa Stokely (skit)
09. Loosely On My Mind
10. Why Don't You Help Me?
12. Def(a)ormation Days
14. My Thoughts, They Too Will Tire
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.