La carriera di Britney, dopo le prime hit, sembra costellata da successsi, brutte cadute e rincorsa alla fama perduta. il nuovo disco della pop diva, "Glory", rientra nelle categoria del "ritorno", "Il comeback", un classico della discografia, e uno schema già usato diverse volte in passato da Britney. L'album è infatti il primo lavoro 2013, quando uscì "Britney Jean", che era stato un flop: presentato come un disco "maturo e personale", finì per vendere solo 270mila copie vendute (circa 500.000 in meno rispetto a "Femme fatale" del 2011) e per essere stroncato dalla critica.
Il disco, questa volta è stato presentato come "una svolta", come "un'esplorazione di nuove cose, diverse". L'immagine e le tamatiche sono anch'esse adottate in passato: giocare sul piano sexy.
Però sorgono dubbi già dalla copertina (che sembra un compitino fatto con photoshop da qualcuno alle prime armi). Il team, che va da Mischke (già collaboratore di Michael Jackson e Spice Girls), ad autori che hanno lavorato con Madonna Selena Gomez, Nick Jonas, Demi Lovato. Il suono ogni tanto ammicca all'ultimo Justin Bieber (lui sì che è riuscito a riposizionarsi con successo, dopo le storiacce precedenti). Ma è davvero difficile che con queste canzoni, e con questo suono Britney riesca davvero a competere con le attuali regine e re del pop.