«NONOSTANTE TUTTO - Gecofish» la recensione di Rockol

Gecofish - NONOSTANTE TUTTO - la recensione

Recensione del 26 ago 2016 a cura di Marco Jeannin

La recensione

I Gecofish, Vittorio Massa, Simone Sala e Valerio Bruni, sono un trio nato a Cantù. Nel 2012 debuttano con “Biancovestita”, album autoprodotto cui fa seguito, a quattro anni di distanza, questo nuovo “Nonostante tutto”. Quattro anni che, a pensarci bene, non sono pochissimi, ma neanche un’infinità; voglio pensare che esistano ancora delle band che, per quanto giovani e irruenti e cisiamocapiti, abbiano ancora il coraggio… nonostante tutto… di prendersi del tempo per scrivere musica che vale la pena ascoltare.

E’ un discorso a cui tengo parecchio, data la mole di musica che spesso e volentieri arriva troppo presto alle orecchie di chi ascolta, spesso in modo rigorosamente distratto. Ecco, i Gecofish in questo senso non corrono il rischio di non farsi ascoltare come si deve: gli otto pezzi di “Nonostante tutto” sono un buon compendio di ciò che mi aspetto da una band alt rock nel 2016. Parlo di pezzi concisi, efficaci, senza mezze misure, basati su riff di chitarra veri, su melodie vere, su una sezione ritmica (vera) che non si abbandona mai una volta in leziosismi inutili. Da “Perditi”, pezzo migliore del lotto e inevitabile manifesto programmatico di quello che è in effetti tutto il disco, fino alla conclusiva “Ridere”, “Nonostante tutto” si fa apprezzare per compattezza e brillantezza. La carica elettrica positiva che gonfia il sound della band si riflette poi nella scrittura, nei testi. Non sono mai stato un grandissimo fan della teoria del male minore, anzi; penso che, nella vita, accontentarsi significhi far morire una parte di sé in nome del quieto vivere. Il punto di vista con cui i Gecofish affrontano l’argomento, la vita, mi suona invece più interessante: il “nonostante tutto” che da il titolo al disco (e che viene poi declinato nei vari pezzi) è un modo di pensare che denota sì una certa insoddisfazione fondamentale, eppure non chiude le porte ad una conclusione positiva. O forse no, forse è solo un modo per dire elegantemente a tutti chissenefrega e tirare dritto, ma poco importa. Il bello è che ognuno può leggerci quello che vuole, no? In termini musicali tutto questo non può che tradursi in un rock solido, ruvido ma al contempo accessibile, che molto probabilmente troverà la sua dimensione migliore sul palco, dove i ragazzi potranno dare effettivamente sfogo come si deve alla sacra triade chitarra, basso, batteria. Nel frattempo salutiamoci con un bel pollice in su.

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