«CALICO REVIEW - Allah-Las» la recensione di Rockol

Allah-Las - CALICO REVIEW - la recensione

Recensione del 03 ago 2016

La recensione

 

di Andrea Valentini

 

Sarà che sono della generazione per cui il mito americano era ancora qualcosa di fortemente tangibile e presente; sarà perché l’unica volta che sono stato negli USA, in California e Nevada, mi è sembrato tutto bello e da disco; sarà perché il genere “americana”, insieme al punk a stelle e strisce e al metal degli anni Ottanta, è uno di quelli che più mi hanno segnato… sarà quel che sarà, ma con queste premesse un album come “Calico review” (terzo degli Allah-Las) non può non beccarsi un voto alto. E non può non finire nello stereo dell’auto in repeat.

Questo è un disco fatto di piccole gemme di pop psichedelico, in puro California-style anni Sessanta, con influenze garage rock, ma anche paisley underground, folk rock e acid rock: melodie solari con tocchi malinconici, ritornelli di ampio respiro, chitarre riverberate da pelle d’oca, linee vocali a presa rapida, riff semplici ed efficaci… tornano alla mente i Love del primo album, i Seeds, l’ingenuità del sogno hippie che percola nelle strade meno glamour di Los Angeles e incontra il lato oscuro, ma non per questo perde la propria carica di entusiasmo. Diventa solo un po' più figlio di buona donna.

“Calico review” è un lavoro solo apparentemente facile, che si presta in realtà a più letture. Dalla più superficiale (“senti che belle canzoncine anni Sessanta”) a quella più chandleriana, in cui il California dreaming si va ad annodare indistricabilmente col dark side. E – probabilmente – la chiave per interpretare il tutto sta nel mezzo.

Ogni brano è un quadretto, con personaggi tratteggiati in stile carveriano che ci raccontano la L.A. di chi spera, a volte spara o si fa sparare, ma soprattutto impara che lo strato patinato è solo un aspetto della città, che spesso viene intaccato dalla ruggine della vita quotidiana. Surf, celebrità e bella vita vs agenzie per aspiranti attori già in disgrazia prima di cominciare una carriera, underdogs da cronaca locale e umanità avariata. Ma sempre con quella specie di sorriso rassicurante sulle labbra – se no che California sarebbe?

Morale: un disco così al mese sarebbe l’equivalente di un mondo perfetto. Credetemi. Ma il mondo è tutto tranne che perfetto, quindi… teniamocelo stretto, “Calico review”. E per un bel po’.

TRACKLIST

09. 200 South La Brea
12. Place in the sun
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