"All past paths" è uno dei brani più vecchi dell’album ed è uno di quelli che ha subito più trasformazioni. Rappresenta il perfetto anello di congiunzione tra i nostri vecchi lavori e questo disco. Il brano inizia con tono sommesso per poi diventare concitato con gli arpeggiatori finali e ci sembra una perfetta rappresentazione del percorso che ci ha portato a scrivere questo album.
I Dropp, Giorgio Sarno, Stefano Venegoni, Tommaso Laterza e Francesco Sansalvatore, nascono a Torino. Nel 2011 esce il primo EP, “432 Atmosfere”, nel 2013 il secondo, “New Paris”. Elettronica e post wave con la mole sullo sfondo. Tra il 2014 e 2015 si dedicano alla scrittura del primo full lenght, a conti fatti il punto di arrivo di un percorso che li ha visti crescere, maturare e, finalmente, trovare la propria dimensione proprio in quell’ibrido tra elettronica e indie, tra James Blake e i Wild Beast. Una contaminazione di generi che ha fruttato otto pezzi fondati su linee vocali sempre interessanti, campioni continuamente rielaborati e... pattern atmosferici a tratti quasi dark, generati da sequencers e synth. Un disco che nasce dunque da piccoli segnali digitali, idee vere e proprie sviluppate poi per creare tessuti sonori in grado di sostenere melodie mai troppo ostiche perché siano apprezzate a pelle, ma mai cosi` scontate da esaurisi in pochi ascolti.
“Patterns” è un ottimo esordio, l’ennesimo step compiuto da quella scena elettronica italiana (i ragazzi si affiancano a Capibara, Godblesscomputers, Populous, Aucan, Go Dugong, Vaghe Stelle, Mohko e Dyd) che, in barba all’hype o al trend del momento, continua a tirare dritto per la propria strada con le idee sempre più chiare. Torino torna capitale, marchiando definitivamente un sound che ha un rapporto speciale con questa città; pensiamo anche solo al C2C. In “Patterns” la planimetria del Duomo è stata scelta come copertina, diventando un pattern a sua volta. Architettura, musica, storie, linee, colori, suoni. Ben fatto Dropp.