«A BEAT OF A SAD HEART - Jester at Work» la recensione di Rockol

Jester at Work - A BEAT OF A SAD HEART - la recensione

Recensione del 26 lug 2016 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Ci sono parecchie cose buone in questo EP. Partirei dicendo che si percepisce chiaramente che chi l’ha scritto e registrato, Antonio Vitale aka Jester At Work, è un artista già maturo, uno che non ha bisogno di dimostrare nulla in particolare. Una volta raggiunto l’equilibrio, trovata la propria strada, sarebbe buona cosa percorrerla ed è precisamente questo il caso: “A beat of a sad heart” arriva dopo due album e non stravolge nulla. Semplicemente… prosegue. Prosegue consegnandoci un nuovo racconto, sei pezzi alt folk sporadicamente apocalittico che trasudano Lanegan tanto quando Nick Drake, gli anni Settanta e i primi Novanta. La voce di Antonio, una tra le più belle ed espressive che mi sia mai capitato di sentir cantare (in inglese) si fonde come sempre in maniera quasi simbiotica con la chitarra ed è su questo dualismo che si basa il songwriting di un autore che sa parlare in primis di se stesso. Che poi non è nemmeno del tutto corretto perché effettivamente quello che ci viene raccontato non sono delle singole emozioni, delle micro storie, quanto più un mondo completo, vivo ed inaspettatamente colorato. E qui entra in gioco il lavoro fatto sull’artwork del disco, un’opera d’altri tempi dove ogni elemento è tutto fuorché casuale o, dio ce ne scampi, semplicemente estetico; prestando un po’ di attenzione tutto il disco lo si può già “sentire” ancora prima di premere il tasto play. Basta guardare. Che bellezza… mi ricorda i vecchi dischi prog. Non nascondo quanto questo approccio mi piaccia davvero tanto, questo modo di concepire gli album mi suona come un invito a partecipare, mi stimola a capire, a essere parte di pezzi come l’opening “Behind the wall” o la strumentale “Me and Gracie”. Gracie è il nome del cane che si sente ad inizio e alla fine della traccia, un insert quasi pinkfloydiano. O le mie preferite, Bold e “Sad heart”, due ottimi esempi di quello che io intendo per bei pezzi. Ecco, questi lo sono. Non per niente ho iniziato dicendo che ci sono parecchie cose buone in questo EP, ma ad essere sincero avrei dovuto dire che le cose non sono buone ma ottime. Che questo EP è un gioiellino e che mi piacerebbe non averlo ancora ascoltato così potrei sentirmelo per la prima volta.

“Sad heart” è davvero molto bella.

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