«GRAZIE MILLE - 883» la recensione di Rockol

883 - GRAZIE MILLE - la recensione

Recensione del 09 nov 1999

La recensione

In attesa della annuale indagine dei settimanali sui 30enni, che ci spiegherà una volta di più cos’hanno in comune Pieraccioni, Roberto Baggio e Fabio Fazio, diamo il nostro contributo chiamando in causa, come contraltare di Max Pezzali, il suo coevo (e cugino “cecchettiano”) Lorenzo Cherubini. Questi, propostosi col drammatico pseudonimo Jovanotti (ci abbiamo fatto il callo, ma rimane tremendo), è partito lanciando il grido generazionale “E’ qui la festa?”. Dopo di che, a sorpresa, ha abbracciato la cultura delle generazioni precedenti scoprendo Che Guevara e Fernanda Pivano, per poi tuffarsi, acclamato per ogni dove, nel tepore degli affetti familiari.
Max Pezzali ha iniziato qualche anno dopo, lanciando un grido altrettanto generazionale: “Non me la menare, non capisco cosa vuoi”. Dopo di che, ha affrontato tutto quel che entrava nel suo piccolo mondo (orgogliosamente provinciale, più che antico) senza rivoluzioni copernicane: accanto alle ragazze mitiche conquistate con “tappetini nuovi e Arbre Magique” e alle mamme che intimano “Questa casa non è un albergo”, trovavano spazio senza stridere la droga di “Cumuli” o la depressione da “smalltown” di “Con un deca” - per non parlare di “Weekend”, uno dei brani più angosciosi mai sentiti in Italia. Avendone intuito lo spessore poetico, molti critici si aspettavano dal nuovo capitolo della vicenda 883 una “maturazione”. Non è così.
A Pezzali si chiedeva in sostanza un approdo a una visione “adulta” della vita, e parallelamente un’abiura del proprio versante “ludico”, quello che lo ha portato al tragico film “Jolly blu”, e ora lo trasforma in manga sulla copertina del nuovo cd. Viceversa, il 33enne pavese non si piega, non si spezza, e sommerge l’ascoltatore di giochetti (gli occhiali 3-D, videogiochi nel cd, foto in posa sulla Harley che fanno “paninaro invecchiato”). Se Cherubini si lancia - “pensando positivo” - nell’“Ombelico del mondo”, Pezzali fa un “Viaggio al centro del mondo” con gli occhi attoniti di chi si sente piccolo e spaesato. E con assoluta coerenza si dedica più volentieri, come ha sempre fatto, alla propria collezione di miniature, disegnate non alla finestra di una camera d’albergo con vista sul mare ma da una panchina del parco con vista sul bar. Non sente l’esigenza di fare una canzone da popstar sui grandi temi del cosmo perché ancora sinceramente affascinato dalle “Luci di Natale” o da figure epocali come “La regina del Celebrità” (coetanei e conterranei capiscono immediatamente il riferimento e si identificano). L’universo gli si illumina, dice in “Grazie mille”, “Quando so che ce la posso fare” ma anche “Quando i miei amici prendono un’accoppiata secca alla Snai”. Confermandolo immerso nella realtà quotidiana, amico di tutti i giorni nonostante i milioni di dischi venduti - laddove i suoi colleghi, dopo mezzo singolo trasmesso da Mtv, ci guardano come dall’alto del Monte Parnaso. La scelta è quindi quella di non essere “artista” ma “cantastorie”, probabilmente uno degli ultimi d’Italia, e il più adatto a descrivere la discesa del desiderio negli abissi dei messaggini telefonici o il passaggio dall’età dei fidanzamenti a quella delle frustrazioni in un mondo che accelera (“La rana e lo scorpione”).
Un discorso a parte merita la qualità musicale del disco, meno brillante. Aldilà della mai nascosta disponibilità a “pompare” con la dance (con effetti interessanti di contrasto come in “Almeno una volta”, che ha il testo più intimista e filosofico dell’album) si ha l’impressione che Pezzali si stia trasformando in un “balladeer” all’americana salvo inzuccherare ogni brano nel pop elettronico - attitudine condivisa con Pier Paolo Peroni e Marco Guarnerio, anima musicale della ditta, prossimi all’investitura ufficiale a membri del “gruppo” 883. La ripetitività di certi schemi viene mascherata dal fatto che uno si ritrova ad ascoltare più le parole che strofe e ritornelli, salvaguardando il piacere dell’ascolto - ma il gioco, nei primi due album, era più divertente. Che sia in quest’ambito che stanno arrivando i primi capelli bianchi?

Tracklist:

“Grazie mille”
“La regina del Celebrità”
“Le luci di Natale”
“Almeno una volta”
“Nient’altro che noi”
“Viaggio al centro del mondo”
“Tenendomi”
“Dopo il solito bip”
“La rana e lo scorpione”
“Tutto ciò che ho”
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.