LO STRANIERO

La Tempesta Dischi/Sony Music (CD)

Voto Rockol: 3.5 / 5
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di Marco Jeannin

Credo che il pezzo che più di tutti mi ha preso sia “Jet lag” perché è quel punto del disco in cui Lo Straniero suona come una grande pop band internazionale pur rimanendo saldamente ancorata all’italianità che nei precedenti sette brani in scaletta trasuda da ogni dove. E mi riferisco a quel sapore di Battiato, Offlaga Disco Pax e Ustmamò che si sente inevitabilmente in bocca una volta addentato questo buonissimo disco d’esordio firmato da Giovanni Facelli (voce, chitarra, synth e autore dei testi), Federica Addari (voce, synth), Luca Francia (synth, piano elettrico, drum machine), Valentina Francini (basso) e Francesco Seitone (chitarra, drum machine).

Lo Straniero è una band nata da poco, giusto un paio di anni, stilisticamente fondata su un pop rock sintetico. Più pop che rock. Senza dubbio sintetico. Non ci giro troppo intorno perché penso di dover essere abbastanza diretto e spontaneo parlando di questo disco, così come diretto e spontaneo è il disco stesso, quindi vedrò di farla il più semplice possibile. I pezzi che ho preferito, tolta la bella “Jet lag” di cui sopra, sono “1249 modi”, l’omonima “Lo Straniero” e “Sotto le palme di Algeri”. Che se conoscete la vicenda di Meursault è una buona cosa ma non è necessario ai fini della nostra storia, anche perché (mi sembra di parlare di un film...) il libro è una cosa, il disco un’altra. Anche se devo ammettere che questo continuo riferimento a Camus non smette mai di farmi notare, e lo mettiamo a referto, quanto l’impostazione della band, e di conseguenza dei pezzi, risulti essere sempre parecchio ricercata. Molto curata sia per quanto riguarda il contenuto che la forma (ottima produzione), cosa questa che sembra contraddire ciò che ho sostenuto poco fa, e cioè che trovo questo disco molto diretto e spontaneo. In mia difesa però posso dire che sì, il risultato finale sembra semplice, ma come sempre se si scava un pelo più a fondo ci si accorge che non lo è. E qui inizio a tirare qualche somma.

La bellezza di questo lavoro sta nel presentare una band con le idee chiare che ha scelto di percorrere una strada fin troppo battuta, il pop, per dire cose che invece solitamente viaggiano su altri binari. Il mio modo di approcciare di un disco come questo dunque è capirne la semplice complessità: un ossimoro che prende fisicamente corpo nell’alternarsi di Giovanni Facelli e Federica Addari alla voce; nel contrasto tra liriche da “montaggio analogico” e melodie pulite. Nel piglio italiano eppure così internazionale. Tutto questo fa de “Lo Straniero” un disco interessante, per nulla scontato e capace di crescere con il passare degli ascolti. Che è quello che vorrei sentirmi dire quando qualcuno mi parla del disco d’esordio di un gruppo che ancora non conosco.