«I'M NOT OK - Bill Kaulitz» la recensione di Rockol

Bill Kaulitz - I'M NOT OK - la recensione

Recensione del 14 giu 2016 a cura di Mattia Marzi

La recensione

I Tokio Hotel sono stati uno dei gruppi più amati e odiati degli anni 2000: amati dagli adolescenti di quegli anni, odiati da tutti gli altri. "Monsoon" resta una delle canzoni più rappresentative del decennio scorso (nel senso che riesce a rappresentare bene i gusti e le tendenze della musica di quel periodo - un po' come "Sarà perché ti amo" dei Ricchi e Poveri è tra le canzoni più rappresentative degli anni '80 italiani), i 10 milioni di copie vendute in tutto il mondo restano pure quelle. Peccato non siano rimasti loro: nel 2009, dopo la pubblicazione dell'album "Humanoid", la band si è rintanata in un lungo silenzio discografico che è stato interrotto solo nel 2014 con l'uscita del nuovo album "Kings of Suburbia". Ma le cose, nel frattempo, sono cambiate e la band ha perso il successo che era riuscita a conquistare dopo "Moonson".



Ora, il cantante Bill Kaulitz - quello che non si è mai capito se fosse uomo o donna, per intenderci - debutta da solista con un EP pubblicato con lo pseudonimo di Billy. Il disco si intitola "I'm not OK" e contiene appena 5 canzoni a cui Kaulitz ha lavorato tra il 2015 e il 2016 insieme a suo fratello Tom, a Shiro Gutzie e a Pionear. Queste canzoni erano state originariamente scritte da Bill per il nuovo album in studio dei Tokio Hotel, il seguito di "Kings of Suburbia". Ad un certo punto, però, il cantante si è reso conto di avere tra le mani canzoni molto personali, più adatte ad un disco solista che all'album di una band. E lo sono, infatti: potrebbero essere paragonate alle pagine di un diario personale sulle quali Bill ha appuntato i suoi pensieri, le sue riflessioni, i suoi racconti. Sono le canzoni che Kaulitz ha scritto dopo la fine di una storia d'amore e sono il racconto del dolore e della sua "rinascita". Da qui il titolo: "I'm not OK".

L'EP non esce per una major, ma per un'etichetta indipendente: Bill dice che delle classifiche e della promozione non gliene frega niente. L'importante, per lui, era divertirsi senza troppe aspettative e senza pressione. Una roba un po' punk, verrebbe da dire, o almeno prova a presentarla in questa maniera. E questa voglia di divertirsi si sente, nelle cinque canzoni contenute nel disco, almeno per quanto riguarda le sonorità: molto anni '80, molto synthpop, selvagge nel ritmo. "I'm not OK" è un disco "punk" anche per quanto riguarda la forma: non è solo un EP, ma anche un libro (un art book, cioè un libro in cui ci sono molte illustrazioni) e un cortometraggio.

Un difetto di gran parte dei dischi che vengono pubblicati oggi è che non raccontano storie e sono spesso accozzaglie di canzoni, di hit che non hanno un filo conduttore. Uno dei punti di forza di questo progetto sta proprio in questo: Bill ha qualcosa da dire, una storia da raccontare. Ed è la sua storia, quella che insegna che dal dolore si può pure guarire e scrivere canzoni (non è tutta questa grossa novità, eh, ma è comunque apprezzabile che ci sia una storia dietro questa manciata di brani): "A volte l'amore può anche venire dal nulla", canta lui in "Love don't break me". Già, a volte l'amore può anche venire dal nulla.
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