«LA GIUSTA DISTANZA - Giorgieness» la recensione di Rockol

Giorgieness - LA GIUSTA DISTANZA - la recensione

Recensione del 03 giu 2016 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Tre degli undici pezzi de “La giusta distanza” li avevamo già sentiti (in versione leggermente differente) sul primo EP, “Noianess”, uscito l’anno scorso. E sempre l’anno scorso abbiamo potuto apprezzare i primi due singoli, “K2” e “Non ballerò”, diventati tre nel 2016 con l’uscita di “Come se non ci fosse un domani”. Conti alla mano vuol dire che una buona metà del disco d’esordio dei Giorgieness già lo conoscevamo prima che il disco effettivamente uscisse.

Aggiungiamoci poi i live, parecchi nel corso degli ultimi anni, dove alcuni di questi pezzi sono stati sicuramente provati e insomma, se li seguite da un po’ “La giusta distanza” è tutto fuorché un fulmine a ciel sereno.
Però poco importa, perché non tutti seguono i Giorgieness da un po’ e anche perché live, singoli, soprattutto EP sono una cosa, ma il disco intero lo ragioni in modo completamente diverso, su tutt’altra distanza.
E per Giorgie D’Eraclea, che dei Giorgieness è l’anima, è anche quella più giusta? Direi di rispondere in modo secco e molto diretto, così come secchi e diretti sono i pezzi raccolti in questo disco: sì.

Poi ci sono cose che mi sono piaciute già al primo ascolto e altre invece che ho apprezzato con il passare del tempo.

Per prima cosa di questo disco mi hanno colpito inevitabilmente l’attitudine e l’idea di sound. Georgie è una ragazza dal songrwriting conciso, che ama un certo tipo di rock ma non disdegna di piazzare la ballata intima, quasi cantautorale, proprio quando serve. Ora, dei Giorgieness in giro si parla principalmente come di una band fondamentalmente grunge. L’ho letto da più parti ma non lo condivido. O meglio, penso che ovviamente ci sia qualcosa di quel mondo, così come però del punk e del rock più mainstream. Non sono però d’accordo perché mi ricordano gli stessi discorsi che si facevano ai tempi dei primi Verdena con la faccenda dei Nirvana italiani (per carità) e sappiamo tutti com’è andata a finire. Perché la cosa interessante qui secondo me non è scoprire l’acqua calda e convalidare generi, ma mettere le cose in prospettiva; significa vedere un disco rock (decidete voi quale rock) rimettere il naso fuori dalla porta dopo un quinquennio di egemonia elettronica. Non sottovalutiamo questo aspetto e non facciamoci ingannare dall’apparente semplicità con cui i Giorgieness si pongono con i loro pezzi. E’ proprio questo il bello: io tutto mi aspettavo nel 2016 tranne che di rimanere piacevolmente colpito da un disco registrato (bene) in analogico. Ecco quindi che, una volta risvegliato l’ormone, un po’ tutto prende una piega differente. E questo è ciò che mi è piaciuto a pelle di pezzi come “Sai parlare”, “Brividi/Lividi”, “Dare fastidio” e “Farsi male”: la cattiveria, la semplicità, ruvidità e il coraggio.
In seconda battuta ho apprezzato l’urgenza che Giorgie mette in tutto quello che canta. Cosa che fa un po’ la differenza in realtà. Contenutisticamente qui c’è tanto della ragazza valtellinese: ossessioni, pensieri, flussi di coscienza, esperienze vissute o solo immaginate, rapporti passati, amori e rabbia. Va benissimo perché a ventiquattro anni è di questo che viene voglia di scrivere; se lo sai fare bene funziona sempre e cattura l’attenzione di tanti che come te stanno vivendo le stesse cose. Con chicche come “Non ballerò” poi… la strada è spianata.
“Non ballerò” sta quasi nel mezzo di “La giusta distanza” e, prima a voce molto bassa, poi esplodendo, lo eleva semplicemente ad un livello superiore. Sintetizza quello che dei Giorgieness ho capito e apprezzato in questo disco e che dal loro mi aspetto da qui in poi. Davvero molto bella, e date che con “La giusta distanza” sono stati in grado di fare questo, sulla lunga distanza mi aspetto grandi cose.
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