«DANGEROUS WOMAN - Ariana Grande» la recensione di Rockol

Ariana Grande - DANGEROUS WOMAN - la recensione

Recensione del 26 mag 2016 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Guardi il titolo e pensi: "Cos'avrà di così pericoloso Ariana Grande?". Guardi la copertina e aggrotti le ciglia: "Sarà la nuova Cat Woman? È una foto in cui indossa un costume fetish? Un filtro di Snapchat?", ti chiedi. Poi ascolti il disco e capisci che non c'è niente di così pericoloso o fetish. "Dangerous woman", il terzo album della cantante di Boca Raton, è esattamente quello che ci si aspetta da un disco di una popstar americana: una raccolta di potenziali singoli scalaclassifiche, il solito mix di pop, r&b, reggae, house e dance-pop che troviamo in tutti gli album di Selena Gomez, Ellie Goulding, Demi Lovato, Miley Cyrus e Katy Perry (ne dimentico qualcuna?).



Il disco arriva a due anni di distanza da "My everything": Ariana dice di non aver mai smesso di frequentare lo studio di registrazione, neanche durante la promozione del precedente album. Le lavorazioni di questo "Dangerous woman" si sono svolte a più riprese tra l'agosto del 2014 e il gennaio del 2016 e hanno visto la popstar collaborare gomito a gomito con i produttori Max Martin e Savan Kotecha, hitmakers già al lavoro con - indovinate un po' - Demi Lovato, Ellie Goulding, Katy Perry e Fifth Harmony: tra gli ospiti ci sono Nicki Minaj (compare in "Side to side"), Lil Wayne ("Let me love you") e Macy Gray ("Leave me lonely"). Qualcuno ha definito "Dangerous woman" come una raccolta di pezzi in stile Mariah Carey. È effettivamente così: il disco, che è stato promosso con una campagna che ha coinvolto anche Snapchat (il popolare servizio di messaggistica istantanea, quello del fantasmino per intenderci: è stato davvero fatto un filtro come la copertina dell'album), contiene 11 canzoni tutte radiofoniche, tutte orecchiabili, potenziali singoli perfetti per le playlist dei negozi di grandi magazzini d'abbigliamento per gente giovane e dallo stile un po' tamarro.

Ariana Grande fa quello che le riesce bene: cantare con un'intonazione impeccabile canzoni pensate come hit. Sono canzoni che scorrono senza difficoltà (oddio, se le fate ascoltare ad un appassionato di heavy metal rischiate di venire picchiati male) ma che non lasciano il segno, tutte molto simili tra loro non solo per quanto riguarda l'immediatezza e l'orecchiabilità, ma anche per quanto riguarda gli arrangiamenti: drum machine dal sapore trap, chitarrine che in alcuni casi strizzano l'occhio al funk, tastiere e sintetizzatori. Se l'intento era quello di sfornare un disco di hit, insomma, Ariana ci è riuscita alla grande. C'è solo un problema: che sembra quasi di sentire la stessa canzone per tre quarti d'ora. Sono canzoni che, come i messaggi di Snapchat, scompaiono dopo poco tempo, senza lasciare traccia, fino all'ascolto successivo.
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