SE AVESSI UN CUORE

Warner (CD)

Voto Rockol: 3.5 / 5
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di Mattia Marzi

Quella che canta "It's oh so quiet"? Quella di "Scintille"? Quella più malinconica di "L'ultimo addio"? L'interprete raffinata di "Una finestra tra le stelle" o quella più determinata di "Vincerò"? Qual è la vera Annalisa? Dal 2011 ad oggi la cantautrice savonese ha pubblicato quasi un disco all'anno, proponendosi sempre con una veste diversa e facendo con ogni album un piccolo passo in avanti. Ora arriva questo "Se avessi un cuore", un disco che non ti aspetteresti mai da Annalisa: lei, che in passato si è sempre posta come interprete elegante e raffinata, facendo spesso delle ballad i suoi punti di forza, in queste 12 nuove canzoni sembra uscire fuori dai suoi territori, sporcarsi le mani e percorrere strade nuove - almeno per quanto riguarda i suoni.



Sì, "Se avessi un cuore" è il disco della svolta elettropop di Annalisa, quello al quale la cantante stava lavorando già nel 2014. Ma due anni fa non era ancora il momento per far uscire questo album, Annalisa doveva ancora soddisfare il grande pubblico con una veste più tradizionale: un passo falso avrebbe potuto costarle caro. Così si rivolse a Kekko Silvestre dei Modà, che prese in mano la produzione di quel disco e la convinse a mantenersi sul pop melodico: ne venne fuori "Splende", una sorta di passo intermedio. Il momento di passaggio vero e proprio tra il "prima" e il "dopo" è arrivato lo scorso febbraio, quando Annalisa si è presentata in gara al Festival di Sanremo 2016 con "Il diluvio universale": una canzone tanto imponente da avere la forza di restare isolata dalle altre che compongono questo disco. È l'unico brano di "Se avessi un cuore" in cui compare un'orchestra: ma l'orchestra è la condizione, perché è legata alla partecipazione sanremese. Se togliete la sezione orchestrale, quello che rimane è tutto elettronico: beat che si rincorrono e che accompagnano la voce di Annalisa.

Protagonista di "Se avessi un cuore" è un mondo elettronico legato a varie epoche, dagli anni '80 fino a Sia e Lorde: di Sia recupera la potenza e l'immediatezza delle canzoni, di Lorde recupera invece le sonorità - ma non trovate che nella scena pop italiana Lorde sia diventata un modello un po' abusato? Si guarda più all'estero, che al pop italiano, anche se i coretti e le tastiere un po' EDM e un po' tropical house di "Non siamo un'isola" sembrano ricordare le ultimissime produzioni di Jovanotti (penso, che so, a "Tutto acceso" - come la canzone di Jova, tra l'altro, quella di Annalisa racconta un viaggio notturno tra le vie di una grande città). Per la prima volta in carriera, Annalisa firma tutte le canzoni contenute nel disco, in collaborazione con autori quali - tra gli altri - Davide Simonetta, Andrea Bonomo e Francesco Sighieri.
La produzione, che ha visto alternarsi in cabina Fabrizio Ferraguzzo, Luca Chiaravalli, Diego Calvetti e Mace, privilegia strumenti quali synth, drum machine, programmazioni e Nord Lead. La parola chiave è "leggerezza": come abbiamo detto, Annalisa esce dalla sua zona comfort, sembra quasi aver "voglia di contraddirsi": "Sento questa stupida elettricità come voglia di scappare e andare via di qua", canta in "Potrei abituarmi".

"A 20 anni ero più dura e intransigente, concepivo solo colori definiti e opposti", spiega lei a proposito di questa evoluzione. Che poi è pure sbagliato parlare di evoluzione, perché in realtà Annalisa è sempre la stessa, ma vestita con abiti nuovi, diversi. Come le stanno addosso? Posto che il meglio di sé lo dà in "Il diluvio universale" (un'interpretazione davvero da applausi), la cantautrice savonese sembra trovarsi piuttosto a suo agio anche negli altri pezzi, tutti molto movimentati, perfetti da ballare. La preferivate in una veste diversa? Mettetevi l'anima in pace: "Andando avanti proseguirò in questa strada", ha detto nella nostra intervista.